«Il Codice Tv e Minori, concepito come protocollo d’intesa e successivamente recepito dalla Legge Gasparri, rappresenta una conquista di civiltà ausiliaria del difficile compito educativo dei genitori, che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, archiviando un procedimento a Sky e legittimando la trasmissione anche diurna di film vietati ai minori di 14 anni sulle reti ad accesso condizionato, vanifica»: è quanto sostiene il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della Commissione parlamentare per l’Infanzia.
Per Marziale, estensore del Codice: «Nei quasi dieci anni di vita del Codice abbiamo spesso e pubblicamente segnalato che la mancata applicazione delle leggi poste a tutela dei bambini rispetto alle nefandezze televisive è da attribuirsi alla leggerezza dell’Agcom, che le poche volte in cui è intervenuta ha comminato sanzioni risibili. Una levità che oggi affiora palesemente minando alla tenuta delle norme».
Il presidente dell’Osservatorio si dice «sconcertato dal modo in cui, in questo Paese, tutto ciò che riguarda la tutela dei bambini viene ignorato, nel silenzio più assordante delle Istituzioni, finanche quando norme varate in Parlamento vengono sovvertite». «Il Codice Tv e Minori – spiega Marziale – è uno dei rari provvedimenti legislativi adottati in maniera politicamente bipartisan e rappresenta uno strumento volto al contenimento di quella che Sua Santità Benedetto XVI ha mirabilmente definito ‘emergenza educativa’. Ecco perché – conclude il sociologo – neutralizzarlo significa assumersi una responsabilità che il presidente Corrado Calabrò è tenuto a spiegare pubblicamente, magari in un confronto televisivo al quale mi dichiaro disponibile e per il quale – conclude Marziale – auspico qualche emittente voglia attivarsi, meglio sarebbe se fosse il servizio pubblico».
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