Non solo polemiche politiche: anche l’Usigrai critica le scelte dei vertici Rai per le direzioni dei tre telegiornali. L’esecutivo del sindacato ha rivolto parole dure all’amministrazione Rai, “scomondando” l’immagine della partitocrazia per eccellenza. Cioé il “vecchio” manuale Cencelli. Per l’Usigrai si tratta di pratiche non proprio lusinghiere. E che cozzerebbero con la richiesta di innovamento auspicata a viale Mazzini.
L’elenco delle nomine è ormai noto. Monica Maggioni al Tg1. Gennaro Sangiuliano al Tg2. Simona Sala al Tg3. Mario Orfeo verso la direzione Approfondimento; alla Gr Radio e Radio Uno. “Al posto di Sala andrebbe Andrea Vianello, che lascerebbe il posto a Rainews a Paolo Petrecca: queste le proposte di nomina presentate dall’ad Carlo Fuortes ai consiglieri in vista del Cda” in programma a Napoli oggi.
Per l’esecutivo Usigrai. “Il governo dei migliori frequenta le pratiche peggiori. Le nomine interne unica buona notizia. Al di là dei nomi scelti è evidente la piena invadenza e interferenza del governo. E di un governo di larga coalizione da accontentare”. E dunqueper Usigrai “nonostante la scelta di risorse interne alla Rai le pressioni esercitate dai partiti e dal governo restituiscono un quadro di spartizioni da manuale Cencelli che speravamo di non vedere applicato. Quello che manca, ancora una volta, è il senso industriale, la direzione di marcia editoriale che questo vertice vuole dare alla Rai”.
Ma non basta. Per l’esecutivo Usigrai, infatti. “Le tensioni politiche e istituzionali emerse in questi giorni attorno alle nomine Rai evidenziano ancora una volta l’urgenza di una riforma della legge per la nomina dei vertici aziendali. Serve all’azienda, ma soprattutto ai cittadini, uno strumento che crei la giusta distanza tra governo, partiti e vertici della Rai”. E infine, in un‘altra nota ancora, l’Usigrai ha concluso sulla vicenda dei tg Rai. “Le ricostruzioni di queste ore sulle nomine Rai descrivono un quadro agghiacciante. Ormai, in maniera neanche troppo velata, le nomine verrebbero decise direttamente a Palazzo Chigi. L’era dei tecnici non può giustificare strappi che rappresentano precedenti gravissimi e preoccupanti: prima il CdA a totale controllo governativo e ora addirittura le nomine decise a Palazzo Chigi. Se fossero vere queste voci si starebbe trasformando la Rai da radiotv di Servizio Pubblico a radiotv di Stato”.
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