L’unione europea ha firmato oggi il trattato Acta, un accordo che, secondo i commenti di esperti e attivisti, è un rischio per la libera espressione su internet. Sottoscritto da 40 Paesi – e fortemente voluto dagli Usa, dalle aziende discografiche, da multinazionali come Walt Disney, Sony, Intel, nonché da quelle che si occupano di farmaci e prodotti agrobiologici come Monsanto, Pfizer e GlaxoSmithKline – Acta significa Anti-Counterfeiting Trade Agreement e intende dare nuove armi ad ampio spettro per combattere non solo la contraffazione (di farmaci e vestiti) ma anche la pirateria di musica e film tramite il web.
Acta si inserisce in una serie di misure istituzionali per rendere più efficace la lotta agli illeciti e, dunque, anche contro provider internet e piattaforme che in qualche modo favoriscono la pirateria commerciale. Per l’Ue: «L’accordo non creerà nuovi diritti intellettuali ma servirà solo a rafforza i diritti già esistenti. Non si arriverà a un monitoraggio costante del traffico internet». Per Fulvio Sarzana, invece, avvocato tra i massimi esperti di internet, «Acta introduce principi potenzialmente eversivi per la libera espressione in rete, tra i quali senz’altro vi è la possibilità di richiedere ai provider i dati di chi si ritiene stia infrangendo il copyright. In barba a qualsiasi regola di privacy, e, senza il controllo dell’autorità giurisdizionale». Ancora: «In base ad Acta, le grandi aziende farmaceutiche potranno richiedere a chi sviluppa farmaci generici in grado di salvare vite umane, i nominativi di chi sta facendo ricerche su farmaci basati su brevetti e impedire le prosecuzioni delle ricerche. Allo stesso modo, gli Stati potranno adottare qualsiasi strumento per impedire l’utilizzo di strumenti atti a eludere le misure di protezione sulla musica e i film – continua Sarzana – quindi ad esempio, su richiesta dei titolari dei diritti, Apple potrebbe essere costretta a disattivare tutti i propri servizi iTunes basati su mp3, perché questi sono potenzialmente idonei a eludere i sistemi di protezione dei brani».
Massimo De Bellis
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