Categories: Giurisprudenza

TAR LAZIO: ILLEGITTIMO IL DIVIETO DI ACCESSO DEI GIORNALISTI AI CIE

Con sentenza depositata il 18 maggio scorso, il TAR del Lazio ha dichiarato illegittimo il divieto di opporre ai giornalisti un generico diniego di accesso ai Centri d’identificazione e Espulsione per migranti (CIE).
Il ricorso contro i ripetuti dinieghi all’accesso ai CIE era stato introdotto dai giornalisti Raffaella Cosentino e Stefano Liberti e promosso dagli avvocati Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci in collaborazione con Open Society Justice Initiative (OSJI).

I ricorrenti avevano richiesto l’annullamento del bando generico, imposto dall’ex Ministro dell’Interno Roberto Maroni, che vietava alla stampa l’accesso nei centri per immigrati “fino a nuova disposizione”, motivando genericamente tale divieto con il fine di non intralciare le attività dei centri “in considerazione del massiccio afflusso di immigrati provenienti dal Nord Africa”.

“… Anche volendo condividere l’opinione secondo la quale l’accesso ai centri di accoglienza non è libero ma deve essere regolamentato – si legge nella sentenza – appare chiaro che l’esclusione della stampa – ossia dei “watch dog della democrazia e delle istituzioni” – non può avvenire in termini assoluti e, comunque, senza motivazione alcuna”.

La sentenza del TAR giunge a sanzionare il progresso della campagna LasciateCIEntrare, lanciata nell’estate 2010 da un gruppo di ONG italiane e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana per garantire l’accesso dei giornalisti ai centri di detenzione amministrativa dei migranti.

“L’accesso della stampa nei centri per immigrati garantisce che vi sia controllo pubblico sul modo in cui tali centri vengono gestiti e sul trattamento cui sono sottoposte le persone ivi trattenute.” – dichiarano UFTDU e OSJI – “Ciò detto è importante sottolineare che la detenzione amministrativa per i migranti deve rimanere una soluzione residuale. L’accesso a una maggiore informazione circa i centri di detenzione per migranti non fa che rinforzarci nella convinzione del necessario superamento di queste strutture degradanti per i migranti e costose per lo stato”.

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