Presentati i nuovi palinsesti Rai e l’amministratore delegato Giampaolo Rossi, pronti via, rintuzza le furibonde polemiche che hanno portato, nei giorni scorsi, alle dimissioni di tutta la Commissione vigilanza Rai. Prima la minoranza, poi la maggioranza. Per Rossi, i nuovi programmi consolidano giornalismo e pluralismo. “Rai c’è anche quando crede con determinazione nell’informazione e nell’approfondimento, e non lo afferma soltanto come principio, ma lo dimostra con scelte concrete, industriali, editoriali e aziendali. Non a caso, e voglio sottolinearlo anche per alcune polemioche che ci sono state, il numero dei programmi e delle ore di inchiesta è aumentato costantemente passando, queste ultime, dalle circa 400 ore del 2023 alle quasi 700 del 2025”.
L’ad di viale Mazzini ha proseguito: “L’informazione del Servizio Pubblico è presidio essenziale di affidabilità, equilibrio e responsabilità democratica. La Rai garantisce tutto questo attraverso una struttura editoriale solida, fatta di testate nazionali, regionali, parlamentari, televisive e radiofoniche, e attraverso una rete di inviati e corrispondenti che consente di essere presenti in modo tempestivo e capillare nei luoghi in cui la realtà si fa storia, dalle aree di crisi internazionali ai grandi scenari geopolitici, offrendo ai cittadini non soltanto la cronaca degli eventi, ma gli strumenti per comprenderne le implicazioni politiche, economiche, sociali ed umane”. Parole che ribadiscono, dunque, una visione che appare completamente diversa rispetto a quella offerta dalla minoranza. Che ieri, con il leader M5s Giuseppe Conte, è tornata a tuonare affermando che Fratelli d’Italia avrebbe “occupato il 90%” di “tutto il sistema dell’informazione”. “Hanno occupato la Rai in modo capillare, non c’è neanche un magazziniere ormai, un portiere che non sia di Fratelli d’Italia in particolare o di maggioranza. Hanno creato un palinsesto nuovo in cui si sono attrezzati già la campagna elettorale, in cui sentiremo in Rai, servizio radiotelevisivo pubblico, una voce sola”, ha affermato lo stesso presidente del consiglio che, all’epoca, avrebbe voluto – ascoltando l’indimenticabile ex sottosegretario Crimi – cancellare decine e decine di testate libere dall’orizzonte informativo italiano.
Rossi, però, fa spallucce. La sua Rai, ha detto l’ad, riparte dalla “scelta di investire nell’informazione, come anticipato lo scorso anno a Napoli, e lo abbiamo fatto assumendo e stabilizzando 127 giornalisti precari. Abbiamo voluto restituire pieno riconoscimento professionale ai colleghi dopo anni di attività svolte in condizioni non pienamente coerenti con il loro ruolo, dando un segnale evidente e tangibile. In una fase storica in cui il sistema dell’ editoria attraversa una crisi profonda, segnata da ridimensionamenti e incertezza, molta parte dell’ editoria arretra, in Italia e in Europa, mentre la Rai decide di assumersi una responsabilità diversa: investire nel giornalismo, nelle competenze, nel pluralismo”.
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