Categories: Giurisprudenza

ALLA FACCIA DELLE LIBERALIZZAZIONI. IN ARRIVO IL REGOLAMENRO PASSERA CHE INTRODUCE IL REGISTRO DEGLI “INSTALLATORI”

In un regolamento che attende di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il Governo introdurrà un “registro degli installatori” con il conseguente divieto per le imprese, le pubbliche amministrazioni e gli utenti, di installare autonomamente una rete Wi-Fi con più di 24 ‘punti di accesso’ e la creazione di nuove, complicate procedure burocratiche. Il regolamento adottato dal Ministero dello Sviluppo Economico traspone la direttiva 2008/63/CE relativa alla “concorrenza sui mercati delle apparecchiature terminali di telecomunicazioni”.
Critiche sono state espresse da Assoprovider, AIIP, AIRES e anche da Confcommercio poiché oltre a creare di fatto un nuovo e inutile ordine professionale restringendo la prestazione di alcuni servizi, si costringe le imprese a rivolgersi ad installatori autorizzati per ottenere, a pagamento, la documentazione relativa alla validità del proprio impianto. Una vera e propria tassa occulta.
Tra i dubbi degli addetti ai lavori il fatto che si mettono fuorilegge gli impianti wi-fi presenti nelle case o nelle aziende e si introducono pesanti costi amministrativi per le imprese e per le amministrazioni pubbliche, con la previsione di multe da 15 mila a 150 mila euro per chi non ne seguirà i dettami. Già durante la consultazione di aprile 2011, Assoprovider e le altre associazioni avevano segnalato come fosse una “follia” imporre che solo gli iscritti al registro potessero connettere e configurare apparati di rete che chiunque trova in commercio presso la grande distribuzione. Apparati che, per la maggior parte sono molto semplici da configurare e la cui installazione non richiede alcuna competenza tecnica. A seguito di queste osservazioni, il testo è stato modificato, diventando quello attuale dove solo gli iscritti al registro possono realizzare cablaggi con più di 24 punti di utilizzo.
Assoprovider ha quindi spiegato, anche in una lettera inviata ad aprile 2011 al Ministero dello Sviluppo economico, che la direttiva 2008/63/CE nasce per tutelare e garantire l’accesso all’interfaccia di rete pubblica da parte dell’utente, quindi con la prerogativa esclusiva di liberalizzare la commercializzazione degli apparati terminali d’utente connessi alla rete pubblica e cioè in ultima istanza di impedire che i gestori di reti pubbliche possano condizionare il mercato degli apparati terminali. Ma la direttiva non parla in alcun modo di regolamentare «l’attività di progettazione, installazione, manutenzione delle reti private (sia che esse siano di privati sia che esse siano di aziende), ovvero di tutto ciò che sta a valle del terminale di rete lato interfaccia privata, evitando correttamente di mettere vincoli al libero mercato e alla libertà di impresa di tutti gli operatori che gravitano attorno al contesto ICT».

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