SOCIAL NETWORK/FACEBOOK: L’ADVERTISING ONLINE NON DARÀ PIÚ TREGUA AGLI UTENTI

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A partire dal 2012 i contenuti sponsorizzati del social network compariranno tra gli aggiornamenti di stato dei singoli profili.
A quanto pare il marketing online ha intenzione di ottimizzare qualsiasi spazio “vitale” su internet ed il social business è l’ultima frontiera da colonizzare. Inutile dire che Facebook rappresenta “La” vetrina per eccellenza con i suoi 2,5 miliardi di ricavi totalizzati nei primi 9 mesi del 2011 (l’utile operativo è di 2.1 miliardi), di cui il 90%, secondo eMarketer, derivanti dalla vendita di pubblicità mirate sulle pagine dei propri iscritti. Un dato che da solo spiega il perché dell’implementazione del servizio sul fronte advertising, già testato a pagamento dai vertici, dal 2006 al 2008.
La nuova feature annunciata dal sito Techcrunch consentirà alle aziende di pubblicare post sponsorizzati a cui gli users verranno esposti tra una foto ed il flusso continuo di notizie, vale a dire la “news feed” principale oltre che la barra laterale degli annunci pubblicitari (le tradizionali Sponsored Stories). La dicitura “sponsorizzati” comparirà in basso alla destra delle “ad stories”. Rispetto al passato tali link prima di essere riconosciuti come pubblicità dovranno essere cliccati (dunque letti), sfruttando il picco di visibilità passiva guadagnato all’interno delle normali attività di condivisione seguite dall’utente.
L’aspetto più interessante è che non verrà offerta alcuna scappatoia eccetto la possibilità di mascherare manualmente i singoli mini spot. In questo il pulsante “I Like” giocherà un ruolo fondamentale per la sua funzione di barometro delle preferenze relative ad un prodotto o ad un servizio o a pagine web, il cui contenuto diverrà oggetto di sponsorizzazione sul profilo dell’utente, solo per aver detto “Mi Piace”.
Intanto negli Stati Uniti si prepara una class action ai danni del social network che potrebbe fare scuola. Oggetto della disputa è proprio il sistema tradizionale delle “Sponsored Stories”, che mostra cioè ai contatti di una persona tutti i brand, le aziende da lei preferite, prestandosi come testimonial, però a titolo gratuito. Un pedaggio “obbligato”per far parte del social network numero uno del momento, se non fosse che tale feature sia in violazione di una legge della California (il Right of Publicy Status) che tutela il diritto ad esercitare il controllo di come la propria identità venga utilizzata a scopi commerciali.
Il giudice distrettuale di San Jose, Lucy Koh, ha accolto l’istanza del gruppo di cittadini californiani decretando che l’accusa «ha proposto una teoria coerente su come sia stata economicamente danneggiata dall’appropriazione indebita dei propri nomi, fotografie e preferenze». Ha però respinto la tesi per cui Facebook sia colpevole di condotta sleale nella sponsorizzazione delle ads sui singoli profili.

Si potrebbe dunque ipotizzare che il social network di Marck Zuckerberg, con la nuova feature in arrivo, abbia intenzione di aggirare l’ostacolo. Magari promuovendo gli slogan pubblicitari camuffati da Sponsored Stories, a vere e proprie “notizie” con cui bersagliare i 400milioni di utenti giornalieri, metà dei quali collegati via web.
Manuela Avino

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