In attesa della riunione del Comitato interministeriale per la correzione della bozza della spending review – necessaria dopo i danneggiamenti del terremoto in Emilia – sono sotto l’occhio del ciclone i costi dei ministeri.
Il decreto legge, che dovrebbe essere varato a fine giugno, sta infatti vagliando le cifre in eccesso della spesa pubblica in modo da scongiurare un aumento delle aliquote Iva a ottobre e garantire una pronta risposta al dopo sisma.
Come ha evidenziato il Corriere della sera, ridurre la spesa pubblica di 5 miliardi tra giugno e dicembre del 2012 equivale ad avere circa 8,5 miliardi di risparmi strutturali dal 2013.
Il commissario Enrico Bondi sta studiando soluzioni ad hoc per ottenere 3 miliardi, il resto deve essere invece recuperato da ulteriori tagli alla spesa dei ministeri.
Secondo il servizio del bilancio del Senato, tutte le voci in uscita dei ministeri – comprensi gli stipendi – ammontano annualmente a 283 miliardi sui 779 complessivi sborsati dallo Stato.
Servono al loro semplice funzionamento ben 108 miliardi, ovvero la metà delle risorse messe in campo, rispetto ai 36 miliardi che vanno in conto capitale.
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