Al nuovo Parlamento e al nuovo Governo chiediamo di affrontare il tema della riforma dell’editoria: non possono essere rimandate oltre misure necessarie per ridare slancio ed ossigeno al settore.
Nelle due precedenti legislature i tentativi di riforma, di Bonaiuti prima e di Levi dopo, non sono riusciti a superare l’esame del Parlamento, anche se sulle rispettive proposte si raggiunse una sufficiente condivisione tra tutte le forze politiche, al di là dei confini tra maggioranza ed opposizione.
Partendo da questi provvedimenti – ed integrandoli là dove é necessario – occorre mettere a punto un nuovo disegno di legge che incontri un consenso generale: l’editoria giornalistica, e in particolare la carta stampata, va sostenuta non soltanto perché è un elemento fondamentale della cultura civile di un Paese, ma anche perché adempie a una funzione di chiarezza e di trasparenza indispensabile nella vita di una comunità.
In particolare, andrebbe:
a) istituito il credito d’imposta per gli investimenti in innovazioni tecnologiche e rifinanziato il credito agevolato per il settore, fermo dal giugno del 2003;
b) previsto un fondo per la nuova occupazione e la multimedialità;
c) reintrodotto il credito di imposta per l’acquisto della carta in favore delle imprese editrici di quotidiani e periodici;
d) prevista l’esenzione totale dall’Iva per il comparto dell’editoria.
Sul fronte della domanda e della promozione della lettura, l’attività per incentivare la lettura dei quotidiani andrebbe integrata con:
a) l’introduzione di agevolazioni fiscali per la sottoscrizione di abbonamenti a quotidiani, periodici e agenzie di stampa (il costo dell’abbonamento dovrebbe costituire onere deducibile fino ad un importo di 300-350 euro);
b) l’istituzione di un fondo per le iniziative di incentivazione della lettura dei giornali nelle scuole.
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