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Edicole in via d’estinzione: in vent’anni perso il 43% delle attività

Edicole in via d’estinzione: lo attestano i numeri. Uno studio Stampa Romana e Data Media Hub certifica la fine (vicina) dei chioschi di giornali. In vent’anni, quindi dal 2006 a oggi, ha chiuso i battenti poco meno del 43% delle attività. Che son passate da 35mila a sole 20mila. Una vera e propria pandemia che ha portato alla desertificazione dei territori. Nel 63% dei Comuni italiani, di edicole, non ce n’è più: l’estinzione è già compiuta.

Il report cita i dati del Dipartimento per l’Editoria della presidenza del consiglio. Secondo cui su 7.896 comuni in Italia, ben 4.974, circa i due terzi del totale (63%), non hanno un’edicola. La situazione si aggrava nelle aree interne. Per paradosso, proprio lì dove sarebbero più utili e dove sarebbe necessario garantire un presidio di pluralismo, libertà e informazione. Ma le cose non vanno bene e in Molise il 94,11% dei comuni non ha un’edicola. Segue il Trentino Alto Adige (85,91%) e poi c’è la Valle d’Aosta (82,43%). Il divario si fa sentire nei centri di più modeste dimensioni. Citando i numeri di Confesercenti, nei centri fino a 15mila abitanti dal 2014 al 2024 hanno chiuso i battenti circa un terzo delle edicole (30,30%). Peggio ancora va nei comuni tra 15 a 50mila abitanti. Lì ha chiuso la serranda il 36,90% dei giornalai. Ma la morìa si accentua ancora nelle città tra 60 e 250mila abitanti, sempre dal 2014 al 2024, dove si arriva addirittura al 38% di chiusure. E nelle grandi città, quelle con più di 250mila abitanti, hanno chiuso nello stesso periodo il 34,20% delle edicole.

Le edicole sono in via d’estinzione perché i lettori dei quotidiani cartacei sono sempre di meno. Basare il proprio core business solo sui giornali non è una scelta vincente per gran parte degli edicolanti. Che, nel corso del tempo, hanno cercato affari alternativi per consentire alle proprie attività di rimanere in vita. Dai servizi pubblici fino ai giocattoli per bambini. Ma un altro tema, vero, riguarda i guadagni. Che si abbattono. Dal 2005 a oggi sono scesi del 76 per cento. In media, a fronte di un giro d’affari complessivo che è passato da 4,5 a 1,1 miliardi di euro, si tratta di circa 55mila euro a punto vendita: con un aggio medio del 23,11% del prezzo di vendita, dunque al lordo di Iva, si genera un margine lordo di circa 12.710 euro annui. In pratica, segnalano gli analisti, si guadagnano 1.059 euro al mese lordi, per circa 13 ore di lavoro.

Luca Esposito

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