In Liguria il primo giornalista che finisce nei guai a causa dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. La vicenda sarebbe insorta a causa di un articolo pubblicato su una testata genovese. Che avrebbe presentato un’intera annotazione di ChatGpt. E che, per questo, avrebbe fatto scattare la segnalazione di fronte ai colleghi dell’Ordine regionale dei giornalisti della Liguria. Già, perché pubblicare brani estrapolati dalla rielaborazione dell’Ai senza una revisione rappresenta una violazione del codice deontologico della professione. La revisione, difatti, è ritenuta “necessaria e obbligatoria”. E non è tutto. L’uso dell’intelligenza artificiale per i giornalisti non è vietato di per sé. Tutt’altro. L’esperienza del Foglio tutto scritto e compilato dall’intelligenza artificiale sta lì a dimostrarlo. Ma è fondamentale che venga esplicitata la “fonte” (virtuale e digitale) dei passaggi citati. Insomma, che il lettore sappia che quell’articolo o quel brano è stato redatto da un algoritmo. E che il giornalista che firma il pezzo si assuma la responsabilità di quanto scrive anche utilizzando l’intelligenza artificiale.
Ora toccherà ai giurì interni all’Odg valutare la situazione. Potenzialmente, il giornalista rischia delle sanzioni che potrebbero contemplare addirittura la radiazione. Con ogni probabilità il procedimento non si concluderà con questo esito, il peggiore possibile. Ma resta, da parte dei giornalisti e degli organi di rappresentanza, la necessità di sottolineare che non si può sostituire del tutto il proprio lavoro con l’intelligenza artificiale. à
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