In edicola scompare dopo “Chitarre” e “Mucchio Selvaggio” anche “Rolling Stone”, il brand italiano della rivista fondata nel 1967 a San Francisco da Jann Wenner e Ralph Gleason. L’emorragia di copie ha indotto, infatti, l’editore italiano, Luciano Bernardini de Pace, a chiudere l’edizione cartacea, puntando solo su quella online, disponibile sul sito www.rollingstone.it. Sito libero, interamente accessibile, l’obiettivo dichiarato dall’editore non è avere abbonati all’edizione digitale; ma incrementare i ricavi da pubblicità e, chiaramente, ridurre drasticamente i costi.
Dopo le clamorose dimissioni di Selvaggia Lucarelli, un altro scossone alle sorti di un giornale che ha fatto la storia della musica negli States, ma che in Italia, nonostante il nome, e che nome per gli amanti della musica!, ha spesso vissuto momenti difficili. Le dichiarazioni rilasciate alla stampa dall’editore lasciano intendere un’ipotesi di rilancio della testata attraverso l’edizione on line; il rischio è che la rincorsa al click facile alla lunga indebolisca ulteriormente il valore in termini di contenuti di una delle poche riviste di musica sopravvissuta alla crisi degli ultimi anni. Ci rimane il vinile.
Enzo Ghionni
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