Libertà di stampa sotto assedio in Turchia
Un giornalista svedese rischia grosso in Turchia e ora si muove il sindacato europeo dei cronisti: il vicepresidente dell’Efj, la Federazione europea dei giornalisti, ha alzato la voce sul caso di Joakim Medin. Collaboratore del quotidiano Dagens Etc, è stato arrestato con l’accusa di oltraggio al presidente Erdogan e con il sospetto di essere un fiancheggiatore dei curdi del Pkk. Una combo di capi d’imputazione che potrebbe costare al giornalista fino a dodici anni di carcere. Joakim Medin è giunto in Turchia in concomitanza all’arresto del sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, principale avversario dello stesso Erdogan alle prossime presidenziali, che è stato fermato con l’accusa di corruzione. L’arresto di Imamoglu ha scatenato giorni di proteste nelle piazze turche che sono state affrontate con estrema durezza dalle autorità di Ankara. Tra i giornalisti finiti nel mirino del governo turco c’è proprio Medin. Che ha scritto e inviato al suo giornale diversi reportage dalla Turchia in subbuglio. Epperò l’occhiuta sorveglianza turca s’è ricordata che lui ha firmato un libro, “The Kurd Trace” molto scettico sulla possibilità di aderire alla Nato da parte della Svezia. Un’adesione che era stata sottomessa al cambio di linea del governo svedese proprio sulla questione curda. I giornalisti europei, adesso, alzano la voce e fanno pressione per ottenere il rilascio di Joakim Medin: “Condanno fermamente le accuse infondate mosse contro Joakim Medin. Il suo lavoro giornalistico sulla Turchia e sulla sua politica è un legittimo lavoro giornalistico, non un atto criminale. Prendere di mira un giornalista straniero con accuse vaghe è un chiaro tentativo di intimidire la stampa internazionale e controllare la narrazione. Chiediamo l’immediata assoluzione di Joakim ed esortiamo le autorità turche a rispettare la libertà di stampa”, ha dichiarato il vicepresidente dell’EFJ, Mustafa Kuleli.
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