Sul carcere ai giornalisti che pubblicheranno intercettazioni che devono essere distrutte “ci affidiamo alla libera valutazione del Parlamento”. Lo ha detto il guardasigilli Angelino Alfano, intervistato da Giuliano Ferrara nella trasmissione di Radio24 ‘Parliamo con l’elefante’. “Avevamo proposto un emendamento che aveva eliminato la previsione del carcere per i giornalisti – ha ricordato Alfano – avevamo puntato più sulle sanzioni pecuniarie agli editori, e non ci sono stati riconoscimenti nei nostri confronti. L’emendamento che introduce il carcere è di proposta parlamentare, è stato approvato in commissione, non senza contrasti, con voci contrarie anche da esponenti del Pdl”. Il ministro ha voluto sottolineare che l’emendamento sul carcere ai cronisti non contiene “un generico riferimento, ma si riferisce alla possibilità di punire chiunque contribuisca a pubblicare intercettazioni che il giudice ha detto che devono essere distrutte. Pubblicarle, dunque, sarebbe un’azione platealmente illegale. Si fa un gran parlare della Costituzione e non si cita mai l’articolo 15, che tutela la segretezza della corrispondenza e delle comunicazioni”.
Alfano ha anche osservato che nel codice di procedura penale attualmente in vigore si legge che “le intercettazioni sono ammesse quando risultino assolutamente indispensabili alla prosecuzione delle indagini”. E sollecitato da Giuliano Ferrara, che ricordava come per la cattura dei romeni ritenuti responsabili dello stupro avvenuto la scorsa settimana al parco della Caffarella a Roma non siano state utilizzate, nel corso dell’indagine, intercettazioni, il guardasigilli ha sottolineato la bontà dei “metodi tradizionali con cui le forze dell’ordine fanno il loro lavoro, non sempre attraverso lo spioncino, la cuffia nelle orecchie, di fronte a due romeni furbi che non accendono mai il telefonino”.
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