Editoria

Inpgi, slitta il commissariamento per sei mesi ma le prospettive sono dolorose

La prima mossa del governo per affrontare il caso Inpgi sarà quello di far slittare l’eventuale commissariamento per almeno altri sei mesi. Lo scudo anticommissariamento sarà attivatò almeno fino ad aprile prossimo per pervenire, nella prossima legge di bilancio, a una più ampia offensiva finalizzata a “riportare in sicurezza” le finanze dell’istituto. Che versa in condizioni drammatiche.

Se il ministro Nunzia Catalfo ha ribadito la necessità di un percorso “condiviso e integrato” per cambiare strutturalmente l’ente, il sottosegretario Andrea Martella ha bocciato le proposte giunte dai gruppi della cosiddetta minoranza Inpgi, che in realtà sembrano ogni giorno che passa rafforzare le loro posizioni. Martella ha bocciato l’idea di un ritorno al modello pre-riforma del ’94, quindi ha negato la mano pubblica nell’Inpgi ma ha ribadito la possibilità di un assorbimento nell’Inps. Questa ipotesi è stata ventilata come unica garanzia pubblica possibile al governo, tenuto a rispettare le norme che impongono l’impossibilità di fornire contributi pubblici agli enti di previdenza professionale.

La via percorribile, dunque, è quella della ristrutturazione. Che prevede anche l’ipotesi dell’assorbimento delle due Inpgi, con l’ente Inpgi 2, che riunisce professionisti e precari, in attivo di 35 milioni che dovrà tappare le falle dell’Inpgi 1. C’è anche l’ipotesi si allineare ai criteri generali quelli del pensionamento previsti per i giornalisti. Il che sarebbe praticamente “obbligato” nel caso di una reale confluenza dell’Inpgi all’interno dell’Inps.

E poi, dopo aver trovato ben 250 milioni di euro da “tagliare”, procedere alla “solita” manovra lacrime e sangue. Anche perché i cosiddetti comunicatori non sembrano avere alcuna intenzione di legarsi all’Inpgi e il governo non riesce a “forzare” le nuove categorie a intraprendere questo percorso. Il tavolo del confronto andrà avanti ma sul piatto ci sono temi che esulano le mere questioni economiche e finanziarie dell’ente. Si tratta, infatti, della questione dell’autonomia dei giornalisti che è fondamentale per la tenuta della libertà di stampa e dell’informazione e che, per questo, il presidente del Cnog Carlo Verna ha posto nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

 

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