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Il futuro del gruppo Washington Post dopo la vendita del quotidiano

Il mercato il suo parere lo ha già dato: la cessione del quotidiano Washington Post è promettente per quel che resta dell’omonima società quotata in borsa e sotto il cui tetto restano varie proprietà tra cui i siti Slate.com e TheRoot.com, il magazine Foreign Policy, il braccio dell’educazione Kaplan e l’edificio dove ha sede la redazione del prestigioso quotidiano della capitale americana. Non è un caso se, all’indomani dell’annuncio dell’acquisto delle attività editoriali del gruppo da parte del fondatore di Amazon Jeff Bezos, nell’intraday il titolo con ticker WPO ha rotto al rialzo quota 600 dollari per la prima volta in cinque anni. John Morto, presidente di Morton Research e specializzato nel settore dei media, è ottimista e si dice convinto che il titolo del gruppo è destinato a correre. Forse Warren Buffett, che ha in portafoglio il 27% del flottante della Washington Post Company, lo ha già previsto dal momento che aveva detto in passato che “non venderebbe mai una sola azione” del Post perché il gruppo ha “tutta una serie di significati per me”. Oggi al picco di 605 dollari osservato dopo la prima mezz’ora di scambi, la capitalizzazione totale del Washington Post risultatava più alta di 271 milioni di dollari, più dei 250 milioni offerti di tasca propria da Bezos per accaparrarsi il giornale nelle mani della famiglia Graham da 80 anni. La capitalizzazione è di circa 4,4 miliardi di dollari. Al 5 agosto, il titolo risultava in rialzo del 56% da inizio anno. Ha chiuso la prima seduta post-cessione in rialzo del 4,27% a 593 dollari. Anche i volumi di scambio sono stati particolarmente insoliti: generalmente poco scambiati, i titoli del gruppo editoriale passati di mano erano già a inizio seduta tre volte superiori alla media giornaliera con 95.000 pezzi. La seduta si è chiusa con volumi per 167.966 titoli scambiati.

S&P sembra meno entusiasta degli investitori. In un rapporto l’agenzia di rating ha spiegato che la cessione del quotidiano “ha un impatto modesto” sul profilo di rischio della società. Restano le preoccupazioni legate alla divisione che si occupa di educazione. L’outlook resta negativo con una performance operativa che, dice S&P, continuerà il suo declino. Mentre inizia il tam tam sul futuro nome della società quotata c’è chi ha già iniziato a fare i conti sulle varie attività del gruppo. Kaplan continuerà ad essere il business principale con i suoi corsi, anche online, e i campus universitari. Le sfide non mancano visto che ci sono sempre meno iscritti e i ricavi sono scesi dell’1% nel secondo trimestre del 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012 a quota 548,2 milioni di dollari. La divisione ha chiuso il 2012 con ricavi per 2,2 miliardi di dollari, in calo del 22% sul 2010. Dopo Kaplan, le attività principali del gruppo sono quelle legate al business della TV con Cable One e Post-Newsweek Stations, che possiede sei canali locali tra Texas, Michigan e Florida. Sono proprio queste stazioni tv locali ad avere registrato nel 2012 l’anno più redditizio, merito delle elezioni presidenziali e le Olimpiadi dell’estate scorsa. La società aveva già avvertito alla chiusura dello scorso anno fiscale: la divisione “avrà profitti in calo nel 2013”, ma dovrebbe comunque fare meglio del 2011, l’ultimo anno in cui non ci sono state elezioni politiche. Ci sono poi due investimenti effettuati nel corso dell’ultimo anno: una quota di maggioranza in Celtic Health, gruppo che fornisce servizi per la cura della persona a domicilio e l’acquisizione di Forney, che produce componenti per bolier industriali.

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