I giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno non hanno tempo da perdere. Bisogna fare presto, e non è solo retorica. Nuovo appello ai giudici per la Gazzetta. Riportare immediatamente il quotidiano in edicola dopo la sospensione delle pubblicazioni. Così è partito un nuovo appello ai giudici del tribunale fallimentare di Bari. Decidano presto, i magistrati, a chi affidare la testata. Faccia in modo che si chiarisca la matassa di dubbi e incertezze che ha portato il quotidiano a non uscire in edicola dopo 134 anni di storia.
Fnsi, Assostampa e il comitato di redazione hanno sottolineato quanto sia forte l’urgenza di riportare in edicola il giornale, “con un’assegnazione definitiva della proprietà”. Fatto che “è testimoniato da iniziative concorrenti messe in atto, in questi giorni, da soggetti editoriali pronti ad investire sulla piazza di Bari lasciata scoperta dalla Gazzetta. Iniziative, queste, legittimate dall’improvviso abbandono da parte della Ledi srl alla scadenza, lo scorso 31 luglio, del contratto di affitto delle attività editoriali in capo a Edisud”. Pare, infatti, che alcuni giornali stiano pensando di “coprire” il vuoto. Tra tutti, a quanto pare, ci sarebbe Il Messaggero.
Per Fnsi, Assostampa e cdr. “Sin dallo scorso aprile, in coincidenza con l’avvio di un piano di gestione degli esuberi parametrato sulle possibili, future uscite in pre-pensionamento di una decina di giornalisti, Ledi srl è stata letteralmente inseguita da Fnsi e Associazioni di Stampa per stilare un pre-accordo che guardasse oltre la scadenza dell’affitto, nel caso di aggiudicazione finale della testata, al fine di tutelare tutti i posti di lavoro. Tale ipotesi, purtroppo, è stata sempre schivata e rinviata dalla Ledi sino a quando – a 24 ore dalla scadenza dell’affitto – l’editore pro-tempore ha annunciato l’improvviso ritiro dalla proroga, su cui invece aveva garantito disponibilità”.
Un fatto con conseguenze pesanti tra cui “lasciare i giudici e gli stessi lavoratori in un limbo indefinito pretendendo a 24 ore dalla scadenza un cambio delle regole in corsa con una sorta di riconoscimento economico della continuità, che proprio con tale decisione la Ledi decideva di disertare”. Ma soprattutto “ha lasciato in cassa integrazione a zero ore oltre cento famiglie di lavoratori, tra poligrafici e giornalisti, e impedito il prosieguo delle pubblicazioni e l’uscita in edicola”. Un evento disastroso, mai accaduto in 134 anni di storia della Gazzetta, “che sta comportando un vuoto nel pluralismo dell’informazione in Puglia e Basilicata e l’apertura dei varchi alla concorrenza”.
“E’ l’ultima beffa a danno dei lavoratori della Gazzetta del Mezzogiorno, dopo i tagli pesanti sulle retribuzioni subiti nel corso degli ultimi tre anni e finanche durante la gestione in affitto della Ledi. Ci auguriamo – concludono Fsni, Associazioni di Stampa e Cdr – che questo incubo finisca presto, con soluzioni decise del Tribunale che guardino al rispetto dei lavoratori, delle regole contrattuali, delle norme e delle relazioni sindacali”.
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