Il Ministro dello sviluppo economico Paolo Romani chiarisce la propria posizione sul progetto avanzato da Vito Gamberale, il numero uno del fondo F2i, che intende fare di Metroweb una società “veicolo” per la posa della fibra sul territorio nazionale a partire dai distretti industriali e dalle aree ad elevata concentrazione urbana. «Per la realizzazione delle reti in fibra ottica in Italia ci deve essere una governance pubblica, finanziata con fondi pubblici o della Cassa depositi e prestiti – ribadisce il Ministro ed aggiunge – Per lo sviluppo della banda larga su tutto il territorio nazionale deve esserci un vettore pubblico». Parole che sembrano sottolineare i limiti che caratterizzano l’iniziativa di Gamberale che, sempre secondo Romani, non sarebbe sufficiente a garantire connettività ad alta velocità a tutto il Paese, e specifica che «Il ruolo dello Stato è determinante perché potrà garantire le risorse da utilizzare laddove gli operatori non investiranno a causa della scarsa domanda».
Il Ministro non intende abbandonare il progetto FiberCo, società mista (per metà pubblica e e per metà privata) proposta dal Ministero a giugno di quest’anno, per realizzare le infrastrutture in fibra ottica e portare la copertura delle nuove reti al 50% delle unità abitative italiane entro il 2020. Un piano che necessita però del coinvolgimento delle altre telco soprattutto di Telecom Italia. Il suo Presidente esecutivo Franco Bernabè ha di recente annunciato la definitiva uscita del gruppo dall’iniziativa. Ancora poco chiara è la posizione di Fastweb del tutto intenta ad entrare nell’azionariato di Metroweb. Una situazione che ha spinto Paolo Romani ha lanciare oggi una provocazione alle Telco: «Finché non c’erano soldi tutti chiedevano che ci fossero. Quando ci sono stati sono scappati tutti, poi i soldi sono scomparsi e li chiedono di nuovo. Volete l’intervento pubblico sí o no?». I soldi per i finanziamenti, secondo alcune indiscrezioni, potrebbero provenire dall’accesso ai fondi della Cassa depositi e prestiti da formalizzarsi attraverso il dl Sviluppo, che dice, il Ministro «è ancora in elaborazione».
(Corriere delle Comunicazioni)
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