La VI Commissione della Camera ha approvato una risoluzione (n. 7-00544, a firma Comaroli, Fugatti e Forcolin) che impegna il governo ad “adottare tutte le necessarie iniziative al fine di chiarire quale sia il regime tributario da applicare nel caso di cessioni di impianti dal un lato e di cessioni di rami d’azienda o di cessioni di emittenti dall’altro”.
L’esigenza di interessare il Governo per un corretto inquadramento tributario di tali operazioni è emersa a seguito di verifiche svolte negli ultimi anni dalla Guardia di finanza e dall’Agenzia delle entrate secondo le quali le cessioni possono essere qualificate come “cessioni di impianti” soggette ad IVA oppure come “cessioni di ramo d’azienda” soggette ad imposta di registro.
Gli uffici finanziari, infatti, in alcuni casi avrebbero contestato la mancata applicazione dell’Iva nei casi di cessione del ramo di azienda, mentre per alcuni atti assoggettati ad Iva avrebbero richiesto l’applicazione dell’imposte di registro.
La risoluzione approvata prevede che “qualora oggetto della cessione siano le sole apparecchiature radiofoniche, l’operazione si configura come una cessione rilevante agli effetti dell’Iva; qualora la cessione dell’impianto sia accompagnata dai relativi diritti d’uso connessi all’autorizzazione amministrativa relativa alla frequenza, essa deve essere considerata come cessione di ramo d’azienda e, pertanto essere assoggettata all’imposta di registro in misura proporzionale; qualora la cessione del trasferimento sia costituito, oltre che dal predetto impianto, dall’avviamento commerciale, connesso ad una parte del pacchetto pubblicitario, dai marchi, dalle testate radiofoniche, dai brevetti, dai rapporti di collaborazione autonoma e subordinata e da altri rapporti giuridici in essere, la relativa cessione sia assoggettata alla sola imposta di registro in misura proporzionale, atteso che la combinazione degli elementi sopra descritti configura un complesso aziendale o un ramo d’azienda”.
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