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Ucciso giornalista, la mattanza dei cronisti in Messico

Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla situazione afghana, in Messico è stato ucciso un giornalista. Si tratta di un 60enne che lavorava in una radio. L’agguato è avvenuto nella regione orientale dello Stato di Veracruz. E porta a sei il totale dei cronisti ammazzati nel Paese centroamericano dall’inizio dell’anno.

 

La vittima si chiamava Jacinto Romero Flores. Aveva sessant’anni e lavorava a Oriestereo Fm. L’uomo è stato aggredito a Potrerillo, nell’area del comune di Ixtaczoquitlan. Aveva già denunciato di essere stato minacciato per il suo lavoro, come ha riferito l’ong Reporter senza frontiere che opera in Messico. Lui stesso, cinque mesi fa, aveva parlato di alcuni episodi riguardanti funzionari di un comune dell’area. A ucciderlo un colpo di pistola mentre era alla guida della sua vettura. La zona in cui è avvenuto l’agguato è al centro di numerose dispute tra cartelli del narcotraffico.

 

I numeri messicani restituiscono una vera e propria emergenza che si trascina ormai da quasi vent’anni. Essere giornalista in Messico è pericoloso. L’omicidio è il sesto dall’inizio dell’anno che riguardi i cronisti. Dal 2000 a oggi, sono stati uccisi in Messico 141 giornalisti. Dal 2010 a oggi, solo a Veracruz, gli agguati ai danni dei cronisti sono costati la vita a 25 professionisti. Lo scorso anno a perdere la vita sono stati otto giornalisti. Dall’inizio del mandato del presidente Lopez Obrado, cioé dal dicembre del 2018, sono stati uccisi 21 cronisti. Un’autentica emergenza che inquieta non solo il Messico ma tutta la comunità internazionale, giornalistica e non.

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