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Sindacato, Unirai gioisce: “Corte Costituzionale apre al pluralismo in Rai”

Con la sentenza della Corte costituzionale 156 in materia di diritto sindacale, Unirai esplode di gioia e annuncia una vittoria che potrà cambiare, e non poco, gli equilibri interni a viale Mazzini. In una nota, l’organizzazione definisce la pronuncia come capace di spazzare via “ogni residua pretesa di esclusività da parte del sindacato storico e riafferma con forza il principio del pluralismo sindacale”. Francesco Palese segretario Unirai, che aderisce a Figec-Cisal, ha poi proseguito: “Già diversi tribunali del lavoro avevano anticipato questo orientamento, ma ora la Corte Costituzionale lo sancisce in modo definitivo, ponendo fine a un’interpretazione discriminatoria e superata dello Statuto dei lavoratori. Questa sentenza ci proietta verso una Rai più aperta, moderna e pluralista, dove ogni organizzazione realmente rappresentativa dei lavoratori possa esercitare i propri diritti senza esclusioni arbitrarie, una direzione ormai obbligata e irreversibile”.

Usigrai, però, non è dello stesso parere e nega a Unirai di avere il criterio della rappresentatività che le consentirebbe di avverare i nuovi criteri imposti dalla sentenza della Corte costituzionale. Una lettura che viene decisamente rigettata: “Apprezziamo gli sforzi interpretativi dell’Usigrai, ma la Corte Costituzionale è stata chiarissima: la sentenza n. 156/2025 non rafforza i poteri dei sindacati già firmatari, bensì estende le prerogative dell’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori anche alle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, indipendentemente dalla loro partecipazione o firma ai contratti collettivi. Insomma, che si mettano l’anima in pace: la Consulta ha sancito la fine dell’esclusività e l’avvio di una stagione fondata sul pluralismo sindacale e sulla rappresentatività effettiva”. Dall’Unirai arriva la stoccata: “Tecnicamente la Corte costituzionale ha ritenuto incostituzionale il criterio fondato solo sulla firma del contratto, giudicandolo discriminatorio e contrario agli articoli 3 e 39 della Costituzione. La Corte non ha rafforzato i firmatari, li ha semplicemente messi accanto agli altri. A qualcuno costa ammettere che non è più solo in casa”.

Luca Esposito

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