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Riot, il software che spia i Social network

Una multinazionale americana che si occupa della tutela delle informazioni della privacy dei cittadini negli USA, la Raytheon, ha sviluppato e brevettato Riot, un software in grado di tracciare i movimenti e prevedere le future azioni delle persone su internet. L’elaborazione dei dati viene possibile attraverso la raccolta e l’analisi dei medesimi che vengono inseriti durante la registrazione (e l’eventuale aggiunta una volta iscritti) dei profili nei vari social network. A diffondere la notizia, confermando quindi l’esistenza di un simile software altamente pericoloso per la privacy degli utenti, è stato il giornale britannico Guardian, nella cui edizione online è possibile vedere il video dove uno degli ingegneri dell’azienda americana che si è in prima persona occupato del progetto Riot (Rapid Information Overlay Technology) crea il profilo di un dipendente dell’azienda facendo uso delle informazioni raccolte dai siti sociali a cui si è iscritto. Riot è infatti in grado di ricostruire graficamente la storia degli iscritti, con la possibilità di prevederne le azioni future.

Nel filmato online, l’ingegnere mostra come basta accedere ad uno dei vari social network anche solo tramite il proprio cellulare o condividere sul web una foto per poter essere tracciati da chi utilizza il programma, potendo di conseguenza salvare le varie azioni del soggetto che, col passare del tempo, possono essere elaborate per addirittura prevederne quelle future.

La cosa che può preoccupare maggiormente è il fatto che il programma è in grado di studiare e catalogare le azioni di moltissimi soggetti nello stesso momento mediante un codice che interpola le informazioni raccolte dai vari database dei siti sociali a cui il soggetto è iscritto, dando la possibilità a chi gestisce il software di monitorare le azioni di interi gruppi di persone che in qualche modo sono collegate tra esse.

La Raytheon ha reso noto come il programma e’ stato sviluppato in collaborazione con il governo degli Stati Uniti già tre anni fa, nel 2010, con il solo scopo di incrementare la sicurezza nazionale attraverso l’analisi delle operazioni effettuate su internet dalle persone. Ma siamo sicuri che le informazioni vengono raccolte solo per combattere il crimine?

Resta il fatto che Riot sta facendo preoccupare gli esperti perchè, come riporta il Guardian, “se un software del genere dovesse finire nella mani sbagliate potrebbe fare parecchi danni”. Il portavoce della multinazionale, Jared Adams, tranquillizza dicendo: “Lo scopo principale è tradurre l’ingente massa di dati provenienti dal web in dati che permettano di sviluppare una precisa sicurezza nazionale. Il software ha impostazioni di privacy robuste che non permettono la diffusione delle informazioni o la perdita dei dati sensibili raccolti”.

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