Le schede per il
referendum sulla nuova costituzione,
previsto tra dieci giorni
in Siria, sono già pronte e la
stampa di Damasco definisce
complici dei terroristi coloro
che si opporranno alla riforma.
Ma nel frattempo le forze
fedeli al presidente Bashar al
Assad allargano la loro feroce
offensiva contro le roccaforti
della protesta coinvolgendo dopo
Homs, Hama e Idlib anche
la regione meridionale
di Daraa, mentre nella capitale
sono finiti nelle carceri del
regime 14 tra attivisti per i
diritti umani, giornalisti e blogger
di spicco.
Nella serata di ieri l’Assemblea
generale dell’Onu a New
York ha votato la risoluzione
di condanna dei crimini commessi
da quasi un anno dal
regime e il segretario generale
dell’Onu Ban ki-moon parla
ormai esplicitamente di «crimini
contro l’umanità». E sempre
ieri sera i Comitati di coordinamento
locali degli attivisti
hanno fornito una lista dettagliata
e aggiornata di 63 persone
uccise sempre ieri dai lealisti.
Nonostante l’incessante repressione,
la Russia ha deciso
ancora una volta di votare contro
il documento dell’Onu, anche
se in questo caso il suo no
non ha potere di veto come in
Consiglio di Sicurezza. Il testo
condanna le continue e diffuse
violazioni dei diritti umani e
delle libertà fondamentali da
parte delle autorità siriane, invitando
il governo di Damasco
a porre immediatamente
fine ad ogni violenza.
Manuela Montella
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