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RAI WAY: CONVIENE VENDERLA?

Si incasserebbero meno di 400 milioni di euro. E poi la concorrenza delle EI Towers spaventa gli investitori. Il sindacato: «Vendere Rai Way sarebbe ingiustificabile».
Fa parte del piano Grilli -Tarantola: vendere gli asset negativi di RaiWay. Non è una novità. Già nel 2001 si ipotizzò una vendita. Allora il presidente era Zaccaria e il dg Cappon. Si erano già incassati i soldi della Crown Castle (un operatore di rete internazionale): 800 miliardi di lire per il 49%. Ma (come ci ricorda La Repubblica di qualche giorno fa) «il governo Berlusconi di allora, e per lui il ministro delle Comunicazioni Gasparri, mise il veto». La Rai, quindi, restituì i soldi.
Cerchiamo di capire cos’è Rai Way. Si tratta di una Spa, completamente controllata dalla Rai, che diffonde il segnale radiotelevisivo sul territorio nazionale tramite le torri di trasmissione (i cosiddetti piloni) di cui deve curare anche la manutenzione. In poche parole si tratta dell’operatore di rete della Rai. Ciò che fa Elettronica Industriale (EI) per Mediaset e Timb per La7.
Rai Way è nata nel 1999 come Divisione Trasmissione e Diffusione. È diventata operativa nel 2000, ma la rete è stata completata nel 2003. Possiede oltre 2400 siti con un organico di 650 addetti, tra tecnici e ingegneri.
Nel piano di risanamento della Rai, annunciato dalla neo presidente Tarantola, di concerto con il ministro del Tesoro, Grilli, è ipotizzata una vendita degli impianti di RaiWay, Si tratterebbe delle strutture passive e non delle frequenze. Queste ultime rimarrebbero del servizio pubblico. Ma quanto potrebbe incassare la Rai da tale vendita?
Secondo La Repubblica non tanto: «I 400 milioni di euro per il 49% di allora sarebbero una cifra anche abbondante per il 100% ai corsi attuali». Il motivo? La presenza delle EI Towers di Mediaset. Competere con il Biscione, soprattutto dopo la «definitiva assegnazione delle frequenze di 2 settimane fa non è compito agevole. Per averne la riprova basta chiedere a Gianni Stella che sta cercando acquirenti sia per La7 sia per Timb, ossia il corrispettivo di Raiway in Telecom», precisa la Repubblica.
E poi a mettere i bastoni tra le ruote ci sarebbe anche la Libersind Confsal, un sindacato autonomo della Rai. «Giù le mani da Rai Way e dal servizio pubblico», ha ammonito ieri il sindacato in seguito ad una ipotesi di fusione tra le EI Towers e Rai Way fatta da Il Sole 24 Ore. Per Libersind Confsal si tratta di una società che «non ha nella sua missione la ricerca del massimo profitto economico, piuttosto quello di garantire che tutto il territorio italiano sia raggiunto e servito dai segnali del Servizio Pubblico Radiotelevisivo come richiesto dal contratto di servizio stipulato tra la Rai e lo Stato Italiano». Dunque il Libersind Confsal «rifiuta totalmente qualsiasi scenario di privatizzazione di Rai Way. Sarebbe ingiustificabile, a meno che non si voglia fare un regalo a qualcuno».
La Tarantola e Grilli cambieranno idea?

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