Una speranza si intravede nel giornalismo mondiale, arriva dall’altra sponda dell’Atlantico, e in buona parte è originata dalla rivoluzione digitale.
Per la prima volta il New York Times ha ottenuto più ricavi dai lettori che dalla pubblicità.
New Media Group, la società editrice che oltre al New York Times pubblica The International herald tribune e il Boston Globe, ha totalizzato 233 milioni grazie alle copie vendute contro i 220 della pubblicità.
Un dato su cui certamente pesa il calo delle inserzioni, con una perdita di 88 milioni, ma che ha anche altre motivazioni ben più interessanti. Nei ricavi ottenuti dal giornale ci sono gli aumenti del prezzo degli abbonamenti e delle singole copie, ma anche l’incremento degli abbonamenti per l’edizione digitale, su tablet e pc.
Un vero punto di svolta per il giornalismo, che finora ha fatto affidamento soprattutto sugli introiti pubblicitari.
«Probabilmente si tratta dei primi quotidiani di rilievo a superare quel confine. È un momento interessante», ha sottolineato l’analista Ken Doctor di Newsonomics.
«La riduzione della dipendenza dalla pubblicità ha certamente degli aspetti positivi. Al Nyt, stanno ancora cercando di stabilizzare le risorse pubblicitarie e non ci sono riusciti del tutto. Ma gli abbonamenti digitali si sono rivelati molto più proficui di quanto si credesse», gli ha fatto eco Rick Edmonds, un esperto in media.
Da marzo la società ha deciso di tagliare ulteriormente il numero degli articoli disponibili gratuitamente online, passando da 20 a 10 al mese. Un cambiamento che ha generato un incremento degli abbonamenti pari al 12%, da 454 mila a 509 mila, e che ha fatto risalire le quotazioni azionarie del gruppo, che hanno toccato quasi 8 dollari, contro il minimo storico di 5,50 dollari toccato nel settembre 2011.
Il tutto mentre è in arrivo la nomina del nuovo direttore generale del gruppo.
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