Quanti soldi fanno Facebook, Google e gli altri colossi del social web grazie alle informazioni sulla nostra vita, sui nostri interessi, sulle nostre preferenze che spiattelliamo online, senza pensarci troppo? Una stima prova a farla Privacy Fix, servizio messo a punto a punto da Jim Brock, che della difesa dei dati personali sul web – dopo aver lavorato per uno dei big della Rete, ovvero Yahoo! – ha fatto una professione.
Oltre a monitorare l’adeguatezza delle barriere che abbiamo innalzato come utenti di Facebook e Google, Privacy Fix quantifica quanto finisce nelle tasche di queste società grazie ai dati che girano ad altre aziende per fare pubblicità e marketing mirato. Il profilo Facebook di chi scrive, per esempio, garantisce a Mark Zuckerberg 1,93 dollari l’anno, ma ci sono iscritti che arrivano a rendere anche 12-16 dollari. Considerando che da pochi giorni Facebook ha toccato il traguardo di un miliardo di iscritti, ci si può rendere conto delle cifre di cui si parla.
Insomma, il fatto che i servizi di Facebook e Google siano gratuiti, come suggerisce il buon senso, non significa che non abbiano un prezzo. Il punto è capire qual è il limite oltre il quale non siamo disposti a cedere pezzi della nostra vita privata in cambio di questi servizi. Privacy Fix è uno strumento utile per capire proprio questo. Durante la navigazione, ci segnala – in maniera discreta ma efficace, con una barra colorata – quanto la nostra attività online sia esposta al tracciamento dei dati e quali precauzioni adottare – istantaneamente – sui nostri account Facebook e Google per evitare che le nostre “condivisioni” siano sfruttate per fini e interessi che non ci piacciono.
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