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Onu, Siae: lo scontro è aperto

E’ bufera sulle dichiarazioni di Frank La Rue, il relatore speciale delle nazioni unite per la promozione della tutela e libertà di informazione, in occasione della consueta visita in Italia.
Ma facciamo un passo indietro sull’accaduto.
Il commissario ha presentato una relazione contenente moniti e raccomandazioni in materia di libertà d’espressione e pluralismo dei media e ha così sintetizzato la sua posizione: “Tutte le normative che disciplinano i diritti costituzionali, in particolare se riguardano la libertà di espressione, dovrebbero essere approvate dal Parlamento. Uno dei motivi riguarda il ruolo dell’Agcom nella predisposizioni di sanzioni in materia di proprietà intellettuale. In quanto autorità indipendente, l’Agcom ha la responsabilità di applicare le predisposizioni in vigore previste dalla legge. E’solo a tal fine che l’Agcom ha il potere di adottare regolamentazioni proprie”.
Ancora, La Rue ha insistito sull’importanza di decongestionare la concentrazione dei media che troppo spesso confluiscono nel monopolio del potere politico che soffoca la diversità e il pluralismo d’informazione.
Rivolgendosi ai cronisti presenti alla conferenza, il relatore ha sottolineato come in altri paesi rispetto all’Italia, ci sia maggiore rispetto e considerazione per il sistema d’informazione.
A conclusione dell’intervento del delegato delle nazioni unite, come prevedibile si è scatenata una pioggia di polemiche, in primis le dichiarazioni del giornalista Corrado Segantini, rilasciate sulle pagine del Corriere della Sera, in cui apostrofava il diplomatico come: “Un consulente dell’Onu che ogni tanto appare nei cieli italiani”.
Gaetano Blandini, direttore generale della Siae, ci ha messo il carico da novanta e ha messo in piedi una vera e proprio class action di categoria, volta a  screditare la “strigliata” di La Rue.
Attraverso una maxi mailing list (con tanto di indirizzi pubblici) rivolta a decine di associazioni di categoria, il dirigente ha chiesto di scrivere alle alte cariche dello Stato affinché il ruolo del garante per le comunicazioni sia riconosciuto come consono alla salvaguardia del patrimonio artistico e culturale del paese.
In sostanza, si tratta di una rivendicazione di autorità da parte del direttore dell’organo delle telecomunicazioni che si è sentito delegittimato dalla relazione stilata dal  membro speciale.
In questo gioco di ruoli, entrambe le parti hanno indubbiamente le proprie ragioni ma forse per il momento sarebbe meglio se a  prevalere fosse l’unico potere di cui spesso si perde il valore, quello dell’ascolto e rispetto reciproco alla base di ogni diritto.

 

 

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