Categories: Giurisprudenza

MEDIAZIONE INCOSTITUZIONALE. MA SARÀ ANCORA OBBLIGATORIA?

Il D.lgs. n. 28 del 4 marzo 2010 ha introdotto la mediazione obbligatoria per le controversie relative a “condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari”. Mediazione obbligatoria vuol dire che, prima di ricorrere all’Autorità Giudiziaria per far valere le proprie ragioni, si è obbligati a fare un tentativo di conciliazione davanti ad un mediatore.
Questo perché, si è detto, i Tribunali sono oberati di lavoro, le cause durano troppo e le parti, in realtà, sono in grado di mettersi d’accordo tra di loro, con un risparmio anche di spese. Basta che siano assistite da un soggetto, il mediatore appunto, che le guidi verso una soluzione soddisfacente per tutti.
Un simile meccanismo sembra convincente. In astratto. In concreto, circostanza non da poco è che il tentativo di conciliazione si paga. Si paga l’avvio della procedura, che si svolge presso un organismo di mediazione. Si paga il mediatore. Che peraltro non è necessariamente un avvocato, né un soggetto specializzato.
E se il tentativo di mettersi d’accordo non va a buon fine? Si ricorre all’Autorità Giudiziaria. Si paga il contributo unificato per l’introduzione della causa. Si paga l’avvocato.
In più, una cosa è andare dal mediatore per risolvere una questione con un condomino, un’altra è andare a parlare di contratti bancari e finanziari.
Per questi e tanti altri motivi, il tentativo obbligatorio di mediazione ha, sin dalla sua introduzione, scatenato le critiche di molti, ed in particolare dell’avvocatura.
L’incostituzionalità di un sistema che obblighi un soggetto che intenda far valere le proprie ragioni, e voglia rivolgersi all’Autorità giudiziaria per farlo, ad esperire prima il tentativo di conciliazione è evidente.
La differenza fondamentale tra la mediazione e il ricorso all’Autorità giudiziaria, tra l’altro, sta proprio nel fatto che, nella prima ipotesi, la soluzione della controversia proviene non da un soggetto terzo, cioè il giudice, ma dalle stesse parti che, grazie all’aiuto del mediatore, si mettono d’accordo.
Il sistema della conciliazione ha senso, però, solo se sono le stesse parti a volervi ricorrere, altrimenti si riduce ad un meccanismo comunque imposto dall’alto. Il meccanismo dell’obbligatorietà è, dunque, in contrasto con la stessa natura della mediazione, ovvero il fatto di essere basata sulla volontà delle parti.
La lotta del mondo forense ha portato, così, alla pronuncia di incostituzionalità della Corte Costituzionale del 24 ottobre scorso. Ma nel frattempo, e a dire il vero ancor prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo, si è assistito alla nascita di un florilegio di organismi di mediazione e di corsi per diventare conciliatore. E’ nato un vero e proprio business della mediazione.
La Corte, peraltro, ha affermato che il D.lgs. del 04 marzo 2010 è incostituzionale, non perché è contro la Costituzione un sistema che obbliga chiunque voglia far valere le proprie ragioni ad esperire il tentativo di conciliazione, ma per eccesso di delega, in quanto il decreto, stabilendo l’obbligatorietà della mediazione, sarebbe andato oltre i limiti stabiliti dalla legge delega.
Ciò vuol dire che, in qualunque momento, la mediazione obbligatoria potrà essere reintrodotta con una nuova legge. E infatti, a distanza di meno di un mese dalla pronuncia della Corte, è stato proposto un emendamento al Decreto Sviluppo che prevede la reintroduzione della mediazione obbligatoria fino al 31 dicembre 2017.
Ciò in quanto, si afferma, il D.lgs. 28/2010 avrebbe ingenerato un incolpevole affidamento in capo agli Organismi di mediazione che avrebbero investito ingenti somme e, dall’altra parte, con l’eliminazione del tentativo obbligatorio di mediazione verrebbero meno molti posti lavoro.
Insomma, non si vuole reintrodurre la mediazione obbligatoria perché è un sistema valido di composizione delle liti e perché è a favore dei cittadini, ma perché sono troppi gli interessi economici in ballo.
Gli organismi di mediazione ormai hanno investito soldi. Molti hanno frequentato corsi a pagamento per diventare conciliatori. A quanto pare, la macchina della mediazione è stata messa in moto e non si può fermare. Ma alle spese che il singolo deve sostenere per far valere le proprie ragioni chi pensa?

editoriatv

Recent Posts

Barachini, i social e l’analisi post-Milano: “Pericolo democratico”

Barachini lancia l’allarme social. Dopo gli scontri a Milano, il sottosegretario alla presidenza del consiglio…

4 ore ago

Axel Springer voleva comprare la divisione europea di Tiktok

Axel Springer, editore di Politico e del Telegraph, sarebbe stato intenzionato a presentare un’offerta per…

4 ore ago

Circolare n. 49 del 22/10/2026 – Contributi all’editoria: chiarimenti sui parametri relativi alla diffusione delle copie e sugli utenti unici per le testate digitali

In vista della chiusura dell’esercizio, riteniamo utile ricordare ancora una volta i parametri relativi alla…

7 ore ago

Askanews e il licenziamento contestato: cosa è successo

Torna la tensione all’agenzia Askanews. Un giornalista sarebbe stato licenziato a causa delle rimostranze di…

1 giorno ago

Editoria, il richiamo di Mattarella: senza sostenibilità economica non c’è libertà

Il 3 ottobre 2024 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell’incontro al Quirinale…

1 giorno ago

Le notizie arrivano su WhatsApp, ma chi le controlla? La nuova sfida del giornalismo nelle chat private

L'informazione sta entrando in uno degli spazi più difficili da osservare e controllare: le conversazioni…

1 giorno ago