La scadenza, tra un anno e mezzo, del divieto per gli operatori televisivi di acquistare i giornali “accelererà ulteriormente i processi di concentrazione, rafforzerà le posizioni monopolistiche e dominanti, sconvolgerà ancor più gli equilibri e gli assetti attuali con gravi danni per il pluralismo dell’informazione e per la democrazia; per questo non è più rinviabile una riforma organica e complessiva dell’editoria”. È questa l’indicazione emersa da un seminario di Mediacoop, l’associazione nazionale delle cooperative editoriali e della comunicazione, nel corso del quale si è discusso delle linee guida di una proposta di riforma dell’editoria.
La situazione attuale del settore (dominato dal duopolio televisivo che ha raggiunto il 94% dell’audience nonché il 54% di tutto il monte pubblicitario e dove sono state ripetutamente colpite le tutele della editoria cooperativa e non profit che rappresentano l’unica forma di editoria pura oggi esistente nel Paese, e di partito) e gli imminenti sviluppi, “rendono ormai non più rinviabile – secondo Mediacoop – l’esigenza di una riforma organica e complessiva dell’editoria in grado di garantire un rilancio del settore”.
Ma sono forti i dubbi, si legge poi, “circa la reale volontà del governo di affrontare un simile compito, se si considerano il conflitto di interesse, che coinvolge il Presidente del Consiglio, la drastica riduzione dell’intervento pubblico e l’insistenza del sottosegretario Bonaiuti a varare esclusivamente un pessimo Regolamento di semplificazione”. Unica alternativa percorribile, secondo Mediacoop, “quella di un progetto di legge di iniziativa parlamentare, da varare in sede legislativa nella Commissione competente”. (Rassegna.it)
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