Un contributo da parte delle società di capitale, per finanziare l’Antitrust. Lo prevede l’emendamento al decreto legge liberalizzazioni, presentato da Enzo Ghigo (Pdl) relatori e approvato nella notte dalla commissione Industria del Senato. La norma prevede che all’onere derivante dall’Autorità garante per la concorrenza e il mercato si provvede mediante un contributo di importo pari allo 0,08 per mille del fatturato risultante dall’ultimo bilancio approvato dalle società di capitale, con ricavi superiori a 50 milioni di euro. La soglia massima di contribuzione a carico di ciascuna impresa non può essere superiore a cento volte la misura minima. La prima applicazione della norma è prevista dal 2013 e il contributo sarà versato direttamente all’Autorità con le modalità determinate dalla stessa con propria delibera, entro il 30 ottobre 2012. A partire dal 2014 il contributo è versato ogni anno, direttamente all’Autorità entro il 31 luglio. Eventuali variazioni possono delle modalità contributive possono essere adottate dall’Authority nel limite massimo dello 0,5 per mille del fatturato.
«Parlare di ‘balzello per le imprese’ è fuorviante e rischia di far dimenticare la valenza della novità introdotta con il contributo a favore dell’Antitrust». Lo dicono in una nota i capigruppo dell’Udc di Camera e Senato, Gian Luca Galletti e Gianpiero D’Alia, commentando il via libera della commissione al contributo per l’Autorità. «Il contributo richiesto – spiegano i capigruppo centristi – incide solo sulle imprese più grandi e in proporzioni del tutto limitate, elimina qualunque altra forma di finanziamento pubblico e privato e soprattutto rappresenta il modo migliore per garantire l’effettiva indipendenza dell’autorità». Per Galletti e D’Alia, infatti «l’emendamento approvato dalla commissione riequilibra una tassazione sbagliata e rende più indipendente l’Autorità Antitrust. Fino a oggi, al contrario, l’Autorità è stata finanziata in maniera anomala da un contributo che colpisce le aziende che vogliono crescere, mentre i mercati ci chiedono aziende più grandi e in grado di cogliere le sfide della modernizzazione».
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