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LA RAI E I 15 MILA LAVORATORI SENZA CONTRATTO

«Noi non possiamo accettare queste condizioni, e quel punto l’azienda si è alzata dal tavolo».
Potrebbe essere l’inizio di un romanzo. Invece è l’ennesima grana con indirizzo Viale Mazzini.
La frase sopracitata è stata detta ieri da Riccardo Ferrara, esponente dell’ Slc Cgil, il sindacato dei dipendenti Rai non giornalisti.
In ballo c’è il rinnovo del contratto per 15 mila dipendenti, impiegati ed operai (alcuni anche a tempo indeterminato) della tv pubblica. Il confronto è aperto da più di un anno e continua a non esserci accordo tra sindacato e azienda.
«Oltre a rilevare la mancanza di rispetto nei confronti delle delegazioni sindacali e quindi dei lavoratori siamo costretti a dubitare che la Rai abbia una reale intenzione di concludere un accordo equilibrato. Ieri l’azienda ci ha proposto tagli sul costo del lavoro che non possiamo giudicare equi», ha dichiarato Ferrara. Per il sindacato gli interventi incidono solo su alcuni settori. Si tratterebbe di mannaia che taglierebbe mille euro al 40% del personale.
L’ipotesi di accordo, spiegata da Il Sole 24 Ore, prevede un bonus una tantum di 2 mila euro, il 75% del premio di produzione del 2011 (pari a 1.180 euro) entro il mese di aprile e l’aumento del minimo salariale di 85 euro in due tranche.
Inoltre si sarebbero garanzie sulla stabilizzazione dei precari, sulla valorizzazione del personale sul mantenimento del perimetro produttivo (in pratica no ai licenziamenti) e sulla riduzione dei costi esterni tramite appalti.
Riguardo alle condizioni sopracitate le parti non sono distanti. Il punto “dolente” è un altro. L’accordo prevede una non specificata «razionalizzazione delle componenti variabili della retribuzione». Sull’interpretazione della sopracitata razionalizzazione che sindacato e Rai si allontanano.
Per Viale Mazzini sarebbe solo un espediente per aggirare il piano di austerità approvato qualche tempo fa all’unanimità del cda. Per la Rai il rispetto “letterale” del piano darebbe pochissimi margini di azione. Il sindacato paventa che la razionalizzazione sia solo a carico dei lavoratori. «La Rai non può pensare di raggiungere il pareggio di bilancio solo con i 7-8 milioni di risparmio dei lavoratori», ha ammonito Ferrara.
Ieri è intervenuto anche Fabrizio Tosini, vicesegretario nazionale dell’Ugl Telecomunicazioni. Tosini ha indossato i panni del mediatore moderato e ha invitato le parti ad un incontro sereno e leale perché «non si possono lasciare 15 mila lavoratori senza contratto».
Per il vicesegretario nazionale dell’Ugl ci sono le premesse per un accordo che accontenti i lavoratori «a partire dal premio di risultato, fino ad una tantum di 2 mila euro per i lavoratori di quarto livello a tempo indeterminato e di mille per i contratti a termine».
Nei prossimi giorni potrebbe esserci un’evoluzione della trattativa. Ferrara si mostra disponibile a trattare anche la settimana prossima a patto che la Rai continui a dialogare con le organizzazioni sindacali, pena proteste.
Sarà un accordo “morbido” o un atto di forza?
Egidio Negri.

editoriatv

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