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INTERNET E BANDA LARGA TRAINO DI SVILUPPO ECONOMICO, MA IL GOVERNO FRENA

Domani torna in discussione alla Camera il ddl sulle intercettazioni e con esso il discusso comma ‘ammazza-blog’. Eppure internet potrebbe dare una spinta non indifferente all’economia del Paese. Come fa notare un articolo di Lettera 43, secondo un rapporto di McKinsey di marzo, infatti, essa già ora vale il 2% del Prodotto interno lordo italiano, per un contributo di 36,1 miliardi di euro. E crea più posti di lavoro (700 mila in 15 anni) di quanti ne distrugga (380 mila). I margini di crescita, però, sono enormi. La quota del Pil è destinata a raddoppiare in cinque anni, hanno scritto gli analisti della società di consulenza. Senza contare che, come ha sostenuto l’economista della Bocconi Francesco Sacco, «ogni 10% di aumento di penetrazione della banda larga, la ricchezza di un Paese in termini di Pil cresce dell’1%. E ogni 1.000 nuovi utenti di banda larga si creano 80 nuovi posti di lavoro». In un Paese come l’Italia, che giace nel fondo di tutte le classifiche quanto a velocità di connessione, logica vorrebbe che fosse allora questa la direzione in cui incanalare gli sforzi di crescita.
Il governo ha invece preferito annunciare cospicui investimenti solo per poi ridimensionarli drasticamente; accumulare un tremendo ritardo nella formulazione di una agenda digitale italiana; rinnovare per ben cinque anni gli inediti e inutili lacci alla diffusione del wi-fi previsti dal decreto Pisanu nel 2005 per una tutt’altro che dimostrata funzione antiterroristica. E, soprattutto, l’esecutivo non si è smentito, proponendo di quando in quando disegni di legge liberticidi, anti-storici e del tutto inadeguati a incentivare lo sviluppo digitale nel Paese.
(Lettera 43)

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