Categories: Giurisprudenza

INTERCETTAZIONI/ LE CINQUE PREGIUDIZIALI DELL’OPPOSIZIONE AL DDL

Sono 5 le pregiudiziali di costituzionalità presentate dall’opposizione in discussione nell’Aula del Senato. La prima (a firma dei senatori del Partito democratico Casson, D’Ambrosio, Carofiglio, Ceccanti, Chiurazzi, Galperti, Garaffa e Vita) denuncia che il ddl, se approvato nella forma proposta dalla maggioranza porterà a un totale “black out informativo”, introducendo “non soltanto misure lesive della libertà di stampa”, ma anche “una significativa limitazione dei poteri investigativi della magistratura”.
La seconda pregiudiziale (a firma di Ceccanti e Casson, sempre del Pd) verte sul diritto alla protezione dei dati personali, sottolineando che questa non possa sacrificare i principi del giusto processo come pure il diritto all’informazione, “in maniera del tutto irragionevole”.
La terza pregiudiziale (a firma dell’Idv) evidenzia un lungo elenco di contraddizioni presenti nel testo uscito dalla commissione. Senza tralasciare quelle che si evidenziano nell’emendamento della maggioranza sulla possibilità di pubblicare per riassunto gli atti non coperti da segreto. Un caso per cui si configura la violazione degli articoli 21 e 117 della Costituzione: “Il divieto solo per una categoria di atti si configura come censura per la stampa”. Criticato anche il tetto temporale alle intercettazioni telefoniche, indipendentemente dalla gravità del reato.

La quarta pregiudiziale è firmata dal capogruppo Udc al Senato, Gianpiero D’Alia e mette in luce, tra l’altro, la violazione del “buon andamento della pubblica amministrazione”, specialmente nella parte in cui si attribuisce la competenza al giudice collegiale distrettuale per intercettazioni, tabulati e riprese visive: “Si tratta di norme antieconomiche – scrive l’Udc – che produrranno ritardi, inefficienze e sprechi enormi”.

L’ultima pregiudiziale (firmata dai senatori radicali eletti nel Pd: Donatella Poretti, Emma Bonino e Marco Perduca) rileva le possibili violazioni del ddl alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e alle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo.

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