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I giornalisti Dire tornano al lavoro: c’è il tavolo con l’editore

Una schiarita all’orizzonte per i giornalisti dell’agenzia Dire che hanno annunciato la ripresa delle trattative per gli stipendi. Una mossa, da parte dell’editore, che induce i cronisti e i lavoratori dell’azienda a tornare al lavoro. Fermando, così, lo sciopero a oltranza proclamato nei giorni scorsi fino a che non ci sarebbero state novità su retribuzioni, emolumenti e le altre questioni ancora aperte.

Una notizia importante, dunque. La situazione non si è risolta ma l’apertura di un tavolo è già un primo passo. Apprezzato dal comitato di redazione di Dire. Che, in una nota, ha reso conto delle novità registratesi nella giornata di ieri. “Dopo sei giorni di sciopero a oltranza le lavoratrici e i lavoratori della Dire nella giornata di oggi riprendono le attività”. Quindi le ragioni del ritorno tra banchi, taccuini e scrivanie. “L’azienda – prosegue la nota – ha infatti accettato di aprire le trattative per un piano di regolarizzazione degli stipendi attuali e pregressi, con impegni anche sul futuro, come richiesto all’unanimità dall’assemblea di redazione e come sollecitato anche dal sottosegretario all’ Editoria, Alberto Barachini”.

A sbloccare la situazione, uno degli ultimi incontri tenutosi nella giornata di lunedì. Quando il Cdr di Dire “ha incontrato la dirigenza per avviare il dialogo sull’impianto che poi andrà a costituire l’accordo completo, stilando un primo verbale di incontro condiviso e con l’obiettivo di arrivare in tempi rapidi alla firma di un’intesa effettiva, alla presenza di Fnsi e associazioni di stampa territoriali”. Un punto da cui i giornalisti non vogliono prescindere. “Questa è la condizione necessaria per rispondere anche alla richiesta e alla disponibilità del Dipartimento dell’Editoria in merito alla rata trimestrale dei contributi previsti per l’agenzia Dire”. L’augurio è che tutto torni a una situazione di normalità: “Dopo giorni di sacrifici e incertezza per i lavoratori, ormai stremati da mesi senza uno stipendio pieno, la mobilitazione si considera dunque sospesa per il momento, nell’auspicio di giungere quanto prima a un accordo e di non doverla riattivare qualora l’obiettivo non venisse raggiunto”.

Luca Esposito

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