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GRUPPO L’ESPRESSO/ UTILI IN CRESCITA MA PROBABILE AUMENTO DEL PREZZO DI REPUBBLICA

Il Cda del Gruppo Editoriale L’Espresso si è riunito ieri a Roma e ha tratto gli ultimi risultati conseguiti nel bilancio trimestrale aggiornati al 31 marzo 2011.
I ricavi netti della società ammontano a 222,2 Milioni di euro registrando un incremento del 4% rispetto al primo trimestre del 2010, con un risultato operativo pari a 27,6 Milioni, in crescita del 30% rispetto al corrispondente periodo rilevato nell’anno scorso. Dati che mostrano una redditività del 12,4%. La posizione finanziaria attesta un avanzo di 26,6 Milioni rispetto agli 8,2 nel primo trimestre 2010.
In una nota ufficiale viene comunicato che il buon andamento del fatturato diffusionale riflette la buona tenuta delle vendite di Repubblica, dei periodici e dei prodotti opzionali. Sebbene la loro diffusione sia stata più debole, l’aumento del prezzo dei quotidiani locali (di 7 delle 18 testate ad inizio anno) ha comunque compensato l’impatto sul fatturato. Ma è la raccolta pubblicitaria ad avere rivelato dati confortanti, registrando una crescita del 5% sul primo trimestre 2010, in netto rialzo rispetto alla situazione difficile dell’intero comparto della stampa quotidiana e periodica tuttora in difficoltà (-7,4% a febbraio). In linea con il settore è la raccolta pubblicitaria su Internet con un incremento del 15% e procede bene anche quella della radio, compresa quella di terzi, con un incremento del 3,6%. I ricavi diversi sono cresciuti del 50% grazie ai primi sviluppi dell’attività di affitto di banda digitale terrestre agli operatori terzi mentre il titolo ha chiuso con un rialzo del 5,45%. Eppure l’Ad del Gruppo, Monica Mondardini, non nasconde la difficoltà gestionale dell’attuale esercizio e di quello prossimo dovuti al più complicato contesto di azione. Nel corso dell’assemblea degli azionisti, Carlo De benedetti ha infatti ipotizzato un aumento del prezzo del Quotidiano Repubblica anche se non previsto per l’anno corrente. È chiaro – ha detto il presidente – che gli aumenti del costo delle materie prime ci porteranno a riconsiderare la nostra politica”, che dipenderà soprattutto dall’evoluzione del mercato e dalle future opportunità di investimento.

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