Categories: Giurisprudenza

Francia. Multe salate a chi raccoglie dati personali online

In Francia è in arrivo una nuova tassa per le società che raccolgono dati personali su internet. Non sono ancora disponibili documenti ufficiali, ma nelle stanze del governo di Parigi le cose si stanno muovendo velocemente. Il contenuto dei provvedimenti sarà reso pubblico in gennaio, con un mese di ritardo rispetto a quanto stabilito in precedenza. Ad anticipare i contenuti del testo è il quotidiano transalpino Le Figaro, secondo il quale a essere colpite dalla tassa saranno tutte le società fornitrici di servizi, che raccolgono i dati personali sul territorio francese. Un modo per costringere colossi come Google, Apple, Twitter e Facebook a pagare per utilizzare informazioni riguardati gli internauti. Ma non è tutto. Banche, aziende che vendono per corrispondenza, siti di commercio elettronico e le aziende che immagazzinano dati sulla loro clientela sarebbero colpite dal provvedimento dell’esecutivo guidato da François Hollande. Un funzionario spiega che la tassa può essere calcolata su ciascun internauta, con un principio di modularità per invogliare a un comportamento virtuoso. Invece le imprese, che rivendono i dati personali senza informare gli utilizzatori, sarebbero le più penalizzate. La logica è quella di una sorta di tassa sulla moltitudine, cioè sul valore creato dai residenti sul territorio, che però viene catturato da una realtà imprenditoriale privata. Per la precisione, a essere intercettato è il meglio della moltitudine, come se fosse un’imposta sul valore aggiunto. Le società fanno uso delle informazioni prodotte da chi naviga su internet, traendo profitto da forme di pubblicità mirate. Esse sono possibili, appunto, grazie all’identikit che viene ricostruito per ogni singolo consumatore. Così Facebook e YouTube sono infarciti di dati personali, di video, di fotografie che ricostruiscono la personalità di chi inserisce il materiale online. Per non parlare della rete sociale fondata da Mark Zuckerberg, dove sono in molti a condividere hobby, idee, passioni sfruttabili commercialmente. Un esperto francese sostiene che la nuova tassa presenta un doppio vantaggio: oltre a poter essere deliberata a livello nazionale, entrerebbe in vigore subito, una volta approvata dal parlamento, in attesa che le trattative internazionali portino a risultati tangibili. Il che non è affatto scontato, considerato che altri provvedimenti, come quello sull’Iva a livello europeo, continuano a subire rinvii. Perciò Parigi si sente autorizzata e invogliata ad agire per conto proprio, come ha fatto recentemente cercando di trovare il modo di incamerare più tasse dai colossi del web che hanno la sede fiscale in altre nazioni dove l’imposizione è minore. O come sta avvenendo con Google, che dovrebbe in futuro pagare gli editori per lo sfruttamento dei contenuti editoriali consultabili gratuitamente online.

Luana Lo Masto

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