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FNSI: OK LEGGE EQUO COMPENSO PRIMO PASSO VERSO RIFORMA DEL SETTORE EDITORIALE

Il via libera del governo alla proposta di legge sull’equo compenso per i giornalisti freelance e collaboratori autonomi «porta finalmente sui giusti binari una questione rilevante per la dignità del lavoro giornalistico tutto e per la libertà dell’informazione». Lo si legge in una nota della Fnsi, il sindacato dei giornalisti. «Per i giornalisti chiamati a prestazioni di lavoro autonomo – prosegue la nota -, la legge sull’equo compenso è una misura indispensabile di giustizia retributiva e serve a garantire le giuste tutele di libertà economica e morale e di indipendenza a migliaia di collaboratori che tanto danno al giornalismo ma che oggi sono costretti, per paura di perdere anche piccoli compensi, a vivere sotto pressioni ingiuste e scorrette».
«Gli appelli degli ultimi giorni di diversi parlamentari della Commissione cultura della Camera e della Fnsi, le recenti mobilitazioni di tante Associazioni di stampa (ultima in ordine di tempo l’Associazione Stampa Romana), hanno trovato – come ha fatto sapere l’on. Carra – una positiva risposta, per il Governo, da parte del Sottosegretario ai rapporti con il Parlamento Giampaolo D’Andrea».
«La possibilità che ora la proposta sull’equo compenso possa essere approvata definitivamente in sede legislativa dalla Commissione cultura della Camera – si legge ancora nella nota -, spiana la strada per un passaggio a breve al Senato, il cui voto sarà poi essenziale per il varo definitivo. Quella di oggi è una prima tappa importante. Ora si potrà utilmente completare le altre per arrivare al più presto al traguardo finale. La legge a cui stanno lavorando gli onorevoli Carra, Giulietti, Morra e tanti altri, di tutti gli schieramenti politici, può essere anche assunta come un’indicazione di positiva convergenza su interessi concreti, morali e materiali, del lavoro e della vita civile su cui innestare le giuste azioni e il più ampio e indispensabile processo di riforma dell’editoria a promozione e tutela del pluralismo, dello sviluppo e dell’occupazione professionale regolare».

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