Per l’editoria è un vero e proprio ”allarme rosso” con una situazione di ”crisi drammatica e, in prospettiva, di impoverimento del pluralismo” visto il rischio chiusura che aleggia su 90 testate, in gran parte di cooperative o movimenti politici. È il segretario generale della Fnsi Franco Siddi a definire così la situazione del settore per il quale ”tutti gli impegni” assunti dal governo ”sono stati disattesi”, a partire da quello relativo al varo di un decreto che recepisca l’accordo sulle tariffe postali per l’editoria raggiunto faticosamente alla fine dello scorso marzo dopo il discusso stop a quelle agevolate.
Nel corso di una conferenza stampa convocata insieme a Mediacoop, l’associazione nazionale delle cooperative giornalistiche ed editoriali, ad Articolo 21 e al Comitato per la libertà dell’informazione e il pluralismo, alla presenza di parlamentari di vari schieramenti, Siddi ha puntato il dito contro i ”tagli ingiustificabili” fatti, ha detto, ”dietro la coperta delle difficoltà di bilancio”.
”Penso alla manovra in atto contro le agenzie di stampa – ha osservato – che forniscono informazione primaria, tesa a mettere in crisi un impianto di impresa che vive molto di convenzioni, al cui riguardo una durata annuale non dà sicurezze e rischia di mettere in mano all’uno o l’altro governo la possibilità di influenzare le scelte e le logiche industriali”. Nella logica dei contributi all’editoria ”ci sono zone d’ombra – ha proseguito il segretario della Fnsi – ma se si vuole si può fare pulizia” e redistribuire equamente le risorse che è giusto mantenere visto che l’informazione riveste un ”interesse pubblico”. Il decreto sulle tariffe postali ”che recepisce un accordo accolto come ‘il male minore’ – attende solo di essere pubblicato”, ribadisce Siddi.
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