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FLAVIA PERINA FA CAUSA AL SECOLO D’ITALIA: «VOGLIO DIRITTI»

Flavia Perina, ex direttore del Secolo d’Italia ha fatto causa al quotidiano di An che l’ha silurata dopo l’arrivo dell’ondata anti-finiana. Una vendetta in piena regola – sono stati chiesti 850 mila euro di risarcimento – hanno insinuato i maligni. Ma lei respinge le accuse ai mittenti. «Non sono Lady Vendetta», dice a Lettera43.it. «Ci mancherebbe altro. La mia è una normale causa di lavoro per essere stata rimossa da direttore senza che mi sia stata pagata la liquidazione e nemmeno l’indennità di licenziamento». Perina risponde così alla tesi de Il Giornale, secondo cui la sua causa di lavoro al Secolo rischia di mettere in ginocchio le casse del quotidiano, esponendolo al rischio di chiusura, con 19 giornalisti che rimarrebbero in mezzo a una strada.

DOMANDA. In caso lei vincesse la causa, il Secolo rischia davvero di chiudere?

RISPOSTA. Questa è una tesi giornalistica assolutamente ridicola. Il Secolo è un giornale di partito che percepisce il finanziamento pubblico. Alle spalle ha la Fondazione Alleanza nazionale, una struttura con notevoli risorse, che già in passato ha aperto il portafogli per aiutare economicamente il giornale.

D. Quindi nessun rischio per i 19 colleghi…

R. Ripeto, Il Secolo è un quotidiano con le spalle larghe.

D. Certo. Però 850 mila euro sono una bella cifra.

R. Secondo i conteggi, è quello che mi spetta per essere stata rimossa senza preavviso dalla direzione. Ho lavorato a Il Secolo per 16 anni, come redattrice, prima, e come direttore, poi. Non mi è stata data nemmeno la liquidazione, per non parlare dell’indennità di licenziamento.

D. Nessuno l’ha convocata per stabilire quanto le spettava?

R. No. Mi è arrivata una lettera in cui si diceva che ero rimossa dall’incarico con effetto immediato. Poi nessuno mi ha chiamato per regolare la questione dal punto di vista economico. Una nuova proprietà può fare quello che vuole, compreso cambiare direttore, ma ci sono delle regole da seguire.

D. Lo stesso è accaduto per altri suoi colleghi cacciati?

R. So che Luciano Lanna, il mio vice, ha raggiunto un accordo. Mentre Filippo Rossi aveva un contratto a tempo che non è stato rinnovato.

D. Quando ha fatto causa?

R. Poco tempo dopo. Ed è stata notificata un paio di settimane fa. Ora si andrà in tribunale e sarà il giudice a decidere. Io chiedo solo che vengano rispettati i miei diritti come qualsiasi altro lavoratore.

D. Come giudica il nuovo corso di Marcello De Angelis?

R. Non mi permetto di giudicare il prodotto della nuova gestione. Dico solo che è difficile fare un giornale schiacciato sul Pdl e competere con due testate più potenti come Libero e Il Giornale.

D. Gli ex An rimasti nel Pdl, La Russa e Gasparri in testa, si lamentavano di non trovare spazio nel suo giornale.

R. Ho sempre pubblicato, quasi sempre in prima pagina, tutti i contributi che arrivavano da ex esponenti di Alleanza nazionale, anche di coloro rimasti nel Pdl. Del resto la definizione di giornale finiano ci andava molto stretta.

D. Eppure c’è chi vi accusava di essere troppo vicini al presidente Fini.

R. Certo, ma non eravamo solo quello. E non sempre le nostre tesi erano condivise dal presidente della Camera.

D. Si dice anche che diversi giornalisti del Secolo siano rimasti finiani doc.

R. Al Secolo lavorano bravissimi giornalisti, professionisti molto seri. Non mi ha mai interessato sapere per chi votano.

D. Il Secolo riceveva come la quasi totalità dei giornali italiani finanziamenti pubblici. Cosa pensa dei recenti tagli?

R. È una questione complessa e interessante. Credo che i giornali di partito che stimolano il dibattito politico debbano essere sostenuti dallo Stato, ma con criteri diversi rispetto al passato.

D. Cioè?

R. Del finanziamento si è troppo abusato ed è stato concesso spesso in modo superficiale, anche a giornali che non ne avevano il diritto o che potevano benissimo stare sul mercato. Insomma, se penso che prendeva soldi anche l’Avanti di Walter Lavitola, vuol dire che c’era qualcosa che non funzionava.

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