Ieri a palazzo Chigi si è lavorato fino a tarda sera per mettere nero su bianco la sintesi tra le proposte del tavolo coordinato dal ministro Paolo Romani, mentre l’Ue non nasconde le proprie preoccupazioni sul rinvio del decreto alla settimana prossima.
In serata la Commissione europea ha infatti «incitato le autorità italiane a definire con urgenza i programmi per la crescita», come ha indicato il portavoce del commissario per gli Affari economici Olli Rehn. Di qui l’accelerazione del lavoro di assemblamento delle misure impressa già nel pomeriggio da Silvio Berlusconi durante il vertice (in cui è stato affrontato anche il capitolo Banca d’Italia) al quale hanno partecipato, oltre a Romani, i ministri Giulio Tremonti, Altero Matteoli, Renato Brunetta, Roberto Calderoli, Umberto Bossi, lo staff di Maurizio Sacconi e il segretario del Pdl Angelino Alfano.
Sui contenuti avanza l’idea di un piano in due fasi: prima un decreto legge, con le misure più urgenti e meno onerose, poi un Ddl oppure emendamenti nel corso dell’iter parlamentare che potrebbero anche contenere misure da coprire con nuove entrate. Prende quota l’arrivo di un concordato fiscale cui affidare il recupero di risorse per non meno di 5 miliardi. Il Ministero dello Sviluppo economico continua a puntare sulle tlc e la banda larga, nonostante la legge di stabilità abbia dirottato altrove 800 milioni inizialmente destinati alla società per la rete. Ieri Romani, nel corso di un convegno organizzato dalla fondazione Magna Carta, ha ribadito l’importanza di «un vettore pubblico, con soldi pubblici o della Cdp» per portare la banda larga su tutto il territorio. Ma nel frattempo è avanzato il progetto alternativo della società privata Metroweb, preferito da Telecom e Fastweb. Il progetto Metroweb, ha osservato ieri Franco Bassanini, presidente della società milanese e di Cdp, «non è contro il tavolo Romani» ma può esserne l’evoluzione.
(Il Sole24ore)
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