Ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali, alla Camera, del ddl di “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, recante disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo” (approvato dal Senato) (4307). Sempre nella giornata di ieri sono stati depositati tutti gli emendamenti.
Durante la discussione, Renato Cambursano dell’Idv ha richiamato l’attenzione sull’articolo 4 che ha definito «sottrazione di capacità trasmissiva alle emittenti locali». Un provvedimento con il quale, secondo Cambursano, non si consente alle televisioni locali di avere quello spazio che competerebbe loro. Il decreto, infatti, prevede l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze solo per gli operatori di rete che, in ambito locale, abbiano alcuni requisiti. E cioè: entità del patrimonio al netto delle perdite, numero dei lavoratori dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato, ampiezza della copertura della popolazione e priorità cronologica dello svolgimento dell’attività nell’area, anche con riferimento all’area di copertura. «Tradotto – ha affermato l’onorevole – l’insieme e il combinato disposto di questi quattro criteri si legge in un solo modo: Rai e Mediaset. Non ci sono altre televisioni quindi quelle locali possono dimenticarsi di avere la possibilità di sopravvivenza. L’aggravio poi delle procedure che prevedete è suscettibile di mettere a rischio la possibilità di avere degli introiti finanziari dalle aste per le frequenze da cui poi ricavare risorse per finanziare il settore della cultura, ma non si sa bene se queste risorse ci saranno, proprio per le condizioni poste».
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