Editoria

Dire torna in sciopero: “Gli stipendi sono un diritto”

Mai Dire sciopero. Di nuovo. All’agenzia di stampa Dire la tensione continua a serpeggiare e i giornalisti hanno incrociato, di nuovo, le braccia. I problemi restano in piedi e la denuncia del comitato di redazione li mette in fila, uno dopo l’altro: “Ancora una volta, su mandato dell’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti della Dire (approvato a maggioranza), il Comitato di redazione si trova costretto a indire l’ennesimo sciopero per la giornata di giovedì 23 ottobre, per denunciare la condizione di assoluta gravità in cui versano le lavoratrici e i lavoratori dell’agenzia, alle prese con stipendi a singhiozzo e spalmati a rate su più mesi, mentre si attende quello di settembre e non ci sono prospettive concrete da quelli di ottobre in poi”.

La mancanza degli stipendi sta rendendo davvero dura la vita ai giornalisti: “Il corpo redazionale è consapevole del complicato quadro economico-finanziario e legale-burocratico che l’azienda deve affrontare, anche ereditato dalla precedente proprietà, ma ribadisce ancora una volta che lo stipendio è un diritto intoccabile di ogni lavoratore e ogni lavoratrice”. Lo scenario non è dei migliori: “Chi oggi lavora alla Dire si trova suo malgrado in una situazione di estrema difficoltà, eppure continua a garantire ogni giorno l’uscita del notiziario. Al momento ci è stato comunicato solo l’arrivo di un’ulteriore rata degli arretrati di luglio e agosto”. Non basta, perciò a Dire torna lo sciopero: “Con questo nuovo atto di protesta si esorta dunque, per l’ennesima volta, l’azienda a fare di tutto per garantire la regolarità retributiva in tempi rapidi e a saldare la restante parte dello stipendio di gennaio 2024 agli ex sospesi. Infine, al Dipartimento dell’Editoria si chiede di accelerare le procedure di riammissione dell’agenzia nel bando nazionale, sospeso da marzo scorso”.

Luca Esposito

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