Editoria

Trump scardina i principi democratici in materia d’informazione

Da un lato un giornale, non uno qualsiasi: il New York Times, una delle testate più autorevoli al mondo. Dall’altro OpenAI e Microsoft, due colossi dell’economia digitale. Al centro un contenzioso che nasce con l’azione giudiziaria attraverso la quale il quotidiano newyorchese ha accusato le due società di aver violato il diritto d’autore, utilizzando senza consenso i suoi contenuti per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale.

Il problema è ormai all’ordine del giorno. ChatGPT, Copilot e Google Gemini forniscono direttamente agli utenti le risposte alle loro domande, utilizzando anche le informazioni che nel corso del tempo hanno ricavato dai contenuti dei giornali.

I punti sono due. Il primo è l’utilizzo, senza autorizzazione, di contenuti prodotti da soggetti terzi, sia per addestrare i sistemi di intelligenza artificiale sia per elaborare le risposte fornite agli utenti. Il secondo è il dirottamento del traffico web dai siti delle testate verso le piattaforme, con evidenti ripercussioni sulla raccolta pubblicitaria.

Nell’ambito di questo contenzioso, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha assunto una posizione molto netta, sostenendo che l’utilizzo di opere protette per addestrare i modelli di intelligenza artificiale può rientrare nel “fair use”. Una posizione che non equivale a considerare lecita qualsiasi riproduzione dei contenuti nelle risposte fornite agli utenti, ma che potrebbe incidere profondamente sull’equilibrio economico tra le piattaforme e i produttori delle informazioni.

Donald Trump, con un ordine esecutivo del 23 gennaio 2025, ha individuato nel mantenimento e nel rafforzamento della leadership mondiale degli Stati Uniti nel settore dell’intelligenza artificiale un’esigenza prioritaria. In questa prospettiva, la tutela del diritto d’autore rischia di essere considerata una barriera allo sviluppo tecnologico americano. E, quindi, le ragioni di chi produce i contenuti finiscono per essere subordinate agli interessi delle big tech.

Una ragion di Stato che favorisce alcune delle aziende più ricche del mondo e che rischia di condannare molte imprese editoriali all’insostenibilità del proprio modello economico.

Alexis de Tocqueville individuava nella libertà di stampa, nella separazione dei poteri e nella vitalità della società civile alcuni degli elementi di forza dell’allora giovane democrazia statunitense. Trump ha sovvertito quell’equilibrio è riuscito in pochi anni a mettere in discussione alcuni dei principi fondanti degli Stati Uniti. La presa di posizione del Governo americano a favore delle grandi piattaforme nel contenzioso con il New York Times ne è una significativa testimonianza.

Enzo Ghionni

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