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Diabasis, il valore culturale e intellettuale al centro dei prodotti editoriali

La possibile nascita del nuovo colosso del libro Mondadori-Rizzoli è un tema bollente di questi giorni. Ha aperto il tema Repubblica, è intervenuto un blocco di autori Bompiani (una quarantina di firme), è sceso in campo un pezzo da novanta come Umberto Eco. Tutti schierati contro il nuovo Moloch dell’editoria (dalla narrativa alla scolastica) dal 40 per cento e passa di mercato, con riflessi su autori, distribuzione, pubblicità e via di questo passo. Tutto ciò, comunque, accade in un settore già pesantemente colpito dalla crisi economica, e non solo: dove i piccoli e medi editori – spesso creativi, coraggiosi, irrituali – sono stretti in una morsa infernale, che ne mette a repentaglio l’esistenza. Perché siamo in un mercato – come ha ricordato giorni fa Claudio Magris in un bellissimo pezzo sul Corriere della Sera dal titolo “Il tesoro nascosto dei piccoli editori” – dove “non si legge ciò che si desidera, ma ciò che viene imposto”, perché “è difficile comprare e dunque leggere un libro che non si sa che esiste”.
Abbiamo pensato di chiedere ad alcune case editrici di dimensioni, appunto, medio piccole, un intervento sul tema. Per capire quali ricadute potrebbe avere una tale prospettiva in uno scenario già di profondissima crisi (clicca qui per la lista delle case editrici contattate).

DIABASIS
Intraprendente editrice di Parma, Diabasis è specializzata in arte, paesaggio, ambiente, urbanistica. Con qualche “exploit” lungo il percorso, come segnala Claudio Magris sul Corriere della Sera: “Se Diabasis fosse una grande anziché media casa editrice, Il signor Kreck di Juan Octavio Prenz sarebbe probabilmente uno dei libri del giorno”.

“Il giudizio della casa editrice Diabasis nei confronti del nuovo progetto editoriale Mondadori è negativo.
Diabasis nei suoi ventisette anni di attività ha sempre voluto mettere al primo posto il valore culturale e
intellettuale dei propri prodotti editoriali.
Certo non siamo una casa editrice che vende moltissimo, ma il nuovo colosso editoriale cancellerà
definitivamente quella ristretta fetta di mercato a cui facciamo riferimento per sopravvivere.
Allo stato dei fatti oggi come oggi non conta più fare libri per valorizzare la cultura del nostro paese, ma conta
solo il guadagno. Tutto è imprenditoria, ogni pretesto è buono, per fare sempre più soldi, concentrandoli nelle
mani di pochi.
Il settore editoriale italiano ha perso la sua linfa vitale per colpa dello Stato e degli imprenditori che si sono
voluti improvvisare editori, trasformando l’industria della carta stampata in un prestanome utile per fare affari.
Ma questa è storia di ieri, oggi, ‘Non ci resta che piangere'”.

Edizioni Diabasis
Diaroads srl

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