Ieri si è cominciato a discutere in Commissione Cultura del Senato la legge proposta da Ricardo Franco Levi, deputato Pd, che regolamenta il prezzo del libro. Ma perché per molti questa legge appare come una presa in giro? Perché fissa un tetto del 15% di sconto su tutti i libri, novità comprese (sconto già altissimo rispetto a leggi serie come quella francese, tedesca, olandese, spagnola…), ma poi consente agli editori di fare campagne promozionali per 11 mesi l’anno, cioè sempre tranne a Natale.
Il risultato non è più libri a poco prezzo per tutti, ma pochi libri a prezzo ridotto, mentre il resto dell’offerta editoriale scompare dietro i tavoli degli sconti e diventa inaccessibile. E dunque meno scelta, meno varietà, meno qualità. Solo i grandi gruppi editoriali, infatti, che possiedono tutta la filiera libraria -editori, distribuzione, librerie – possono permettersi sconti e promozioni quasi illimitati. Editori e librai indipendenti vengono tagliati fuori da questo mercato, mentre le librerie di catena propongono solo un numero esiguo di best-seller, imposti dai grandi gruppi, primo fra i quali, naturalmente, il gruppo Mondadori.
Ancora una volta una legge viene fatta per difendere gli interessi di pochi, pochissimi, contro molti, moltissimi. Come giornale indipendente, ci sentiamo parte di questa lotta a difesa degli editori e dei librai indipendenti, che vogliono con forza una legge, ma una buona legge e chiedono che questa venga modificata, per ridare al libro il suo valore. Così come al manifesto vengono tagliati gli aiuti pubblici, allo stesso modo si lascia che l’editoria indipendente scompaia.
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