Categories: Giurisprudenza

DDL ALFANO/ CHE COSA CAMBIEREBBE CON LA “NORMA BIANCONI”

L’aspetto più innovativo della proposta del deputato Pdl, Maurizio Bianconi, rispetto anche al testo del ddl Alfano, è senza dubbio la stretta applicata sulla pubblicazione vera e propria delle intercettazioni.

Al comma 7 dell’art. 2 è infatti specificato: “Gli elementi acquisiti attraverso le attività preventive non possono essere utilizzati nel procedimento penale, fatti salvi i fini investigativi. In ogni caso le attività di intercettazione preventiva e le notizie acquisite a seguito delle attività medesime, non possono essere menzionate in atti di indagine né costituire oggetto di deposizione né essere altrimenti divulgate”.

Non si tratterebbe più dunque di regolare l’uso dello strumento in fase processuale, ma di relegare lo stesso esclusivamente nel contesto delle indagini investigative (non più prova ma semplice “indizio” di reato). Il che supererebbe di molto il semplice divieto di menzione del contenuto delle intercettazioni per tutta la fase preliminare del processo (fino al dibattimento).

Nel precedente testo approvato alla Camera dalla Commissione in sede referente il 28 Luglio 2010 (ddl A.C. 1415-C), il regime di segretezza della documentazione e degli atti relativi alle operazioni di intercettazione e di acquisizione dei tabulati telefonici veniva disciplinato dal comma aggiuntivo 2-bis introdotto all’art. 266 c.p.p. (comma 9 del testo della Commissione). In base a quella disposizione, l’obbligo del segreto opererebbe fino alla conclusione della “udienza stralcio” (da fissarsi entro 45 giorni dalla trasmissione degli atti dal PM al tribunale) finalizzata all’acquisizione delle conversazioni che non appaiono manifestamente irrilevanti e allo stralcio delle registrazioni e dei verbali di cui è vietata l’utilizzazione. Sempre il testo della Commissione recherebbe inoltre una disciplina speciale per le intercettazioni utilizzabili nel corso delle indagini preliminari, prima dell’”udienza-stralcio”, ai fini dell’adozione di una misura cautelare o dell’adozione dei mezzi di ricerca della prova (di cui agli artt. 244 c.p.p.). La disposizione disciplinava il potere del P.M. e del giudice di individuare le conversazioni rilevanti e, in generale, di disporre con decreto motivato l’obbligo del segreto se il contenuto delle conversazioni trascritte avesse leso la riservatezza delle persone coinvolte.

Con la proposta del deputato Bianconi verrebbe invece sancita l’impossibilità materiale di acquisizione, dunque, di trascrizione (nonché di divulgazione) degli stralci delle conversazioni, per il solo fatto di non essere più presenti sui fascicoli processuali. Il fatto stesso di non comparire più negli atti pubblici, paradossalmente, non andrebbe neanche più ad intaccare alcun diritto di cronaca da parte dei giornalisti. In base alla nuova norma qualsiasi “fuga” di notizia sui principali organi di stampa verrebbe, infatti, vanificata sul nascere (via il dente via il dolore). La proposta di legge si inserisce nell’ambito della riforma del processo penale (il cd. processo breve) e si andrebbe ad affiancare alla discussione dell’emendamento presentato alla Camera dal deputato Pdl Maurizio Paniz, sulla riduzione dei tempi di prescrizione per gli incensurati che sono imputati in primo grado. La norma posta al vaglio del Csm il 6 aprile, secondo il consigliere togato Aniello Nappi, avrebbe un impatto equivalente a quello di un’amnistia.

Manuela Avino

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