“L’ultimo governo Prodi stanziava circa 550 milioni di euro per l’editoria, mentre attualmente siamo intorno ai 65 milioni. I tagli che sono stati realizzati sul settore dell’editoria sono stati quindi consistenti. Se si tagliano definitivamente i contributi all’editoria rischiano un centinaio di testate e circa 4mila lavoratori tra giornalisti e poligrafici”. Così Massimo Cestaro, segretario generale della Slc Cgil, con Labitalia, interviene sui fondi all’editoria. Ulteriori tagli sarebbero una ‘mazzata’ per il settore: “Noi abbiamo provato a spiegare al governo -sottolinea Cestaro- un paio di cose. La prima è che probabilmente i costi degli ammortizzatori sociali per queste persone rischiano di essere superiori di quanto il governo potrebbe stanziare per sostenere il settore dell’editoria. Il punto principale è però -rimarca- che rischiano di scomparire ‘voci’ importanti, spesso legate al territorio, e che garantiscono il pluralismo dell’informazione nel nostro Paese”.
Per Cestaro, non si può prescindere dai contributi pubblici all’editoria. “Un contributo pubblico all’editoria deve essere previsto perchè non è immaginabile che il pluralismo dell’informazione -sottolinea- possa essere consentito solo dalle logiche del mercato. Non si può prevedere che all’interno di questo finanziamento ci siano sprechi, quattrini pubblici che poi finiscono a soggetti che non hanno tutti i requisti per fare informazione. Noi abbiamo chiesto -aggiunge il dirigente sindacale- che le testate percettrici di contributo pubblico avessero una diffusione nelle edicole, e che il crtiterio non fosse più solamente quello della quantità di giornali stampati, ma diffusi. I contributi previsti sono irrisori -conclude- rispetto a quello che è il fabbisogno del settore”.
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