“Ma cosa hanno capito l’on. Melandri e l’on Giulietti? Chi è dentro e chi è fuori dai contributi per l’editoria lo stabiliscono soltanto le leggi varate dal Parlamento sovrano e non certo un regolamento che dovrà essere approvato entro 60 giorni con tutte le garanzie istituzionali. Abbiamo introdotto nel decreto legge una norma che premia chi distribuisce o vende realmente le copie e chi tutela l’occupazione giornalistica, così come ci è stato richiesto a gran voce da tutte le forze in Parlamento, compresa l’Italia dei Valori, dire che oggi sono rimasto esterrefatto è dire poco! Non c’entra niente, quell’articolo, con il rifmanziamento dei contributi diretti che è tutt’altra partita da regolare all’interno della Legge Finanziaria, come sempre. E’ veniamo al peggio: quell’articolo è stato da me preannunciato e letto mercoledì scorso in Commissione Cultura alla Camera nel- corso di una audizione, distribuito in copia e lì pubblicamente apprezzato e sostenuto da tutti i deputati presenti. Come mai una regola destinata a produrre trasparenza e moralità nell’editoria passa in Commissione tra gli applausi dei deputati e ora solleva una levata di scudi all’interno di un’assemblea di settore? Ma come? Quello che era buono ieri non è più buono oggi? Viene il sospetto, a meno che l’opposizione non chiarisca subito questo inspiegabile equivoco, che quanti chiedono la riforma dell’editoria a parole non la vogliano poi realmente nei fatti! ”
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