In piazza del Pantheon si plaude allo stop sulle intercettazioni. Grida Di Pietro: “Legge da mafia fascista”. Fammoni della Cgil: “Senza rinvio avremmo annunciato una grande manifestazione per coinvolgere cento città e mille blog”. Natale della Fnsi: “Ha contato quel 57% di italiani del referendum”.
Giulietti di Articolo 21: “Ci riproveranno, non fidatevi”. Profezia che si avvera di lì a pochissimo. La riunione a Palazzo Chigi tra Letta, Palma, Ghedini, Cicchitto, Costa, Paniz, Contento – che doveva tenersi 48 ore fa ed era stata cancellata dal programma dopo la débacle in aula – torna all’improvviso d’attualità. Prima la convocano per martedì prossimo. Poi l’anticipano a oggi. È il segno che Berlusconi non ha affatto deciso di mollare sulle intercettazioni. Anzi vuole andare avanti se supera l’ostacolo della fiducia alla Camera.
È una sorpresa, ovviamente. In piazza non lo sanno ancora, anche se tutti si lasciano con il reciproco invito alla “costante vigilanza”. E ce n’è ben d’onde. Perché, a quanto riferiscono buone fonti del Pdl, il Cavaliere, ancora l’altra sera nel summit post sconfitta, ha detto ai suoi: “Le intercettazioni devono essere il primo provvedimento che approviamo. Con la fiducia se serve. Soprattutto se andiamo subito alle elezioni voglio stare tranquillo e non voglio paginate di conversazioni sui giornali. Ho bisogno di impostare una campagna mediatica che non deve essere disturbata dalle procure”. Questo spiega la grande accuratezza con cui il relatore Enrico Costa ha continuato a lavorare sulle ultime modifiche. Un lungo confronto con il collega Manlio Contento. Telefonate con il Guardasigilli Nitto Palma e con Niccolò Ghedini. Emendamenti pronti. Che, sostiene Costa, “non potranno che mettere in difficoltà l’Udc, perché voglio proprio vedere come potranno bocciare l’ipotesi di un’udienza-filtro che è migliore di quella della Bongiorno. O ancora l’autorizzazione alle proroghe da parte di un solo giudice che proprio loro hanno proposto. O il fatto che il carcere per i giornalisti diventa oblabile”.
E ancora la previsione di Costa sui voti segreti: “Sono certo che sulle intercettazioni prenderemo molti voti in più dei nostri”. Il suo ottimismo è contemperato da chi, come il capogruppo Fabrizio Cicchitto, insiste per evitare una conta pericolosa sulle intercettazioni. Una rinuncia per evitare un braccio di ferro che andrebbe a discapito della prescrizione breve.
(Repubblica.it)
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