Categories: Editoria

DA FRANCOFORTE, L’AIE: «LA POLITICA NON SI PREOCCUPA DELLA NOSTRA SITUAZIONE»

Dalla Fiera Internazionale del Libro in corso in Germania, l’Associazione Italiana Editori lancia un grido d’allarme per il settore. Librerie vuote negli ultimi mesi, sconti che non hanno portato ossigeno al mercato mentre il comparto dell’editoria digitale con l’ebook ha occupato solo lo 0.04% del fatturato. Eppure Marco Polillo, presidente dell’Aie, alla tradizionale conferenza della Buchmesse ha stemperato così i toni: «E’ ora di fare chiarezza: sembra che il nostro sia un mercato finito, autoreferenziale, con l’ebook che affonda il libro cartaceo, ma le cose non stanno così e le cifre lo dimostrano». Nel 2010 è tornato un modesto segno “più” con un fatturato di 3,417 milioni di euro a prezzo di copertina. Un trend che però nei primi mesi del 2011 avrebbe subito un’inversione di tendenza attestando ad agosto un crollo del -8%. Un segnale allarmante. Polillo poi ci tiene a smentire l’idea che il libro in Italia sia troppo caro, anzi, «È il più economico in Europa» mentre l’ebook costerebbe in media meno degli Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Francia. E riguardo agli interventi statali a supporto del settore, ribadisce che lo Stato «non dà un euro di aiuto, ora che sono state abolite le agevolazioni sulle tariffe postali e spedire un pacco di quattro libri all’estero costa 50 euro». Il presidente dell’Aie poi mette in luce un totale disinteresse da parte del governo: «La Fiera di New York è stata inaugurata da me e da un console, non c’era solo un politico italiano». Infine con la chiusura dell’ICE (Istiruto per il commercio estero) dall’anno prossimo non ci sarà più neanche lo stand Punto Italia, circostanza, a detta di Polillo, che potrebbe pregiudicare partecipazioni importanti da parte degli editori come l’adesione alla Buchmesse. Sul fronte del mercato internazionale, a parte Dalai che ha venduto il romanzo d’esordio del palermitano Davide Enia in ben otto paesi tra cui gli Usa, il quadro non è dei più confortanti. «O si tratta di nomi famosissimi oppure il declino italiano ha un riflesso anche sui libri, e gli editori pensano che i lettori siano meno interessati alle cose italiane», spiega una agente a proposito dell’allontanamento delle case editrici tedesche dall’orizzonte italiano.

(La Repubblica)

editoriatv

Recent Posts

Nord chiama Nord: il Sud resta fuori dalla notizia

L’informazione italiana dovrebbe raccontare quello che accade sui territori, in Italia e nel mondo. Ma…

10 ore ago

Barachini, i social e l’analisi post-Milano: “Pericolo democratico”

Barachini lancia l’allarme social. Dopo gli scontri a Milano, il sottosegretario alla presidenza del consiglio…

18 ore ago

Axel Springer voleva comprare la divisione europea di Tiktok

Axel Springer, editore di Politico e del Telegraph, sarebbe stato intenzionato a presentare un’offerta per…

18 ore ago

Circolare n. 49 del 22/10/2026 – Contributi all’editoria: chiarimenti sui parametri relativi alla diffusione delle copie e sugli utenti unici per le testate digitali

In vista della chiusura dell’esercizio, riteniamo utile ricordare ancora una volta i parametri relativi alla…

21 ore ago

Askanews e il licenziamento contestato: cosa è successo

Torna la tensione all’agenzia Askanews. Un giornalista sarebbe stato licenziato a causa delle rimostranze di…

2 giorni ago

Editoria, il richiamo di Mattarella: senza sostenibilità economica non c’è libertà

Il 3 ottobre 2024 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell’incontro al Quirinale…

2 giorni ago